Nella terra dove "un kalashnikov costa 300 marchi e un funerale 5000", l'odore della miseria è uguale per tutti. Cattolici, ortodossi, musulmni, serbi, croati, bosniaci, rom, ebrei, kosovari albanesi.
Sa di carburante al girasole, legna bagnta, caffé ammuffito.
Anche l'odore della paura è lo stesso: urina, sudore e sangue rappreso.

E i luoghi, anche quelli si ripetono. Fango e cani, panni stesi, muri anneriti, cipolla e patate quando va bene, cartoni con dentro pulcini che litigano.
Ecco, la cosa più bella di questi racconti brevi di Fabio Molon è proprio il sapore dei luoghi, riscoperto nel mezzo di una guerra, in mezzo alle montagne dinariche o nella sterminata, infelice periferia di Belgrado, popolate da migliaia di sbandati, una nebulosa umana dimenticata che rimanda la propria geografia arcana le cielo notturno, nelle stelle che brillano sopra la Capitale, immobili e stanche anch'esse, oltre una cortina di smog solforoso.
Non l'avrebbe mai immaginato, l'autore, di portarsi quella costellazione nel cuore, inchiodata lì per sempre, dopo solo qualche anno di lavoro "umanitario" per conto della Caritas di Bolzano-Bressanone, a portar pacchi e strette di mano dalla Venosta fin nel cuore delle comunità maledette dall'autodistruzione, e che ora brancolano alla ricerca di uan nuova, quasi impossibile, forma di convivenza.
(dalla prefazione di Paolo Rumiz)


Fabio Molon, volontario per Caritas Italiana, è stato operatore in Kosovo e responsabile missione in Serbia e in Montenegro. Nel 1994 ha anche coordinato alcune attività presso il Centro accoglienza profughi della ex Jugoslavia di Malles Venosta (BZ).


sono sempre scettica nei confronti dei volontari, eppure devo dire che questo libro merita di essere letto, soprattuto alla fine del un bel viaggio in Bosnia... lascia immagini molto toccanti!