Dai tempi lontani di Mademoiselle Henriette d’Angeville, alpinista franco-svizzera che nel 1838 fu protagonista della prima salita femminile al Monte Bianco, all’alpinismo estremo femminile dei nostri giorni: questo è il cammino attraverso cui ci conduce Reinhold Messner nel suo libro “On top. Donne in montagna” (Corbaccio, 19,90 euro). Fin dagli albori, l’alpinismo in rosa ha sempre destato clamori: era giusto che le donne si elevassero al di sopra del loro ruolo di mogli e madri, di regine della casa, e affrontassero le montagne? Di certo c’è che l’attrazione per le cime è stata irresistibile per molte di loro. Hettie Dyhrenfurth, polacca, nel 1934 scalò la vetta himalaiana del Sia Kangri (7.315 metri) e divenne per questo “la donna più alta del mondo”; fu superata solo nel 1954 dalla nizzarda Claude Kogan, che, passati i 7.000 metri, puntò poi agli 8.000: una slavina la travolse nel 1959 scalando il Cho Oyu, altra vetta himalaiana, e non le lasciò scampo. Gli insuccessi e le vite infrante non scoraggiarono altre donne coraggiose, all’inseguimento di un sogno d’alta quota: Wanda Rutkiewicz, lituana vissuta in Polonia, nel 1986 fu la prima alpinista donna ad espugnare gli 8.611 metri del K2, e senza uso d’ossigeno; fu anche la prima ad ideare quello che venne poi ribattezzato il “progetto 14”: la scalata di tutti i 14 ottomila della Terra. Si fermò al nono: dichiarata dispersa fra le nevi del Kangchenjunga, il suo corpo fu rinvenuto solo nel 1995. Dobbiamo attendere il 2010 perché il “progetto 14” al femminile venga portato a termine: ci riesce la sud-coreana Oh Eun-Sun, seguita a brevissima distanza dalla spagnola Edurne Pasaban (entrambe con l’ausilio di ossigeno); nel 2011 ci riesce l’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner (senza ossigeno). E in Italia? L’alpinista bergamasca Nives Meroi, per la quale Messner non nasconde una grandissima stima per il suo stile di arrampicata classico e spartano, è arrivata a scalare, insieme al marito Romano Benet, 11 ottomila; ha interrotto la sua attività nel 2010 per restare accanto al marito, colpito da una grave malattia, ma già nell’aprile di quest’anno i due hanno ricominciato a scalare e chissà cosa ci potremo aspettare da Nives nei prossimi mesi… Messner ha parole sempre lusinghiere per queste eroine della montagna. La questione se la donna sia adatta o meno a fare alpinismo ha fatto decisamente il suo tempo. Un solo monito: “la montagna è pericolosa per chiunque allo stesso modo”.