I confini blu di Emilio Rigatti sono prima di tutto le montagne che si scorgono dalle finestre di casa sua, in Friuli. Ma sono anche tutte le linee d'acqua e di terra che la sua vita di cicloviaggiatore gli ha messo davanti. Nato a Gorizia nel 1954, Rigatti è stato prima giornalista, poi insegnante d'italiano alle scuole medie. Riposta l'auto in garage, si sposta quasi esclusivamente in bici, a piedi o in kayak. Fra i suoi svariati pellegrinaggi ad impatto ambientale prossimo allo zero, in questo suo libro ("Confini blu. Storie di viaggi e di lentezza in bici, a piedi e in kayak tra i confini del Nordest". Ediciclo editore, 14,90 euro) l'autore ci porta con sè tra il Friuli e la Slovenia, fra il Venezia-Giulia e la Dalmazia, tra Trieste e Zara, tra Aquileia e Padova. In sella alla sua fedele Specialized Tricross, il prof. Rigatti si sfinisce di pedalate attraverso paesaggi familiari ma sempre sorprendenti, alle orecchie a volte solo il rumore delle ruote sulla polvere o il fischio del vento; a piedi, segue tutto il fiume Isonzo, con quella "febbre alle scarpe che chiede passi, ritmo lento, viaggio", un cammino che "esige tributi di vesciche", che a volte si trasforma in corsa e che premia con una solitudine ben accetta perché benefica, un antidoto ai dolori della vita; infilato nel suo kayak Starbuck, affronta acque dolci e salate, marinaio a volte un po' improvvisato, ma sempre a suo agio, sempre indomito. È con questo originale mezzo di trasporto che Rigatti affronta il viaggio da Aquileia a Padova: qui ha vissuto dai 3 ai 29 anni, questa la meta dopo quasi 200 km di pagaiate, quattro giorni d'acqua, circa 40 km di percorso giornaliero. Passando per Bibione e Jesolo, seguendo la Litoranea Veneta, la via d'acqua che la Serenissima usava come rotta commerciale, attraversando quindi Venezia e la Riviera del Brenta, il nostro moderno inuit approda in città sfilando di fronte al bastione medievale degli Ognissanti, per poi attraccare a Porta Portello, dove lo attende il caffè più buono del mondo: quello che gli prepara sua madre, che ancora vive nella nostra città. La ricompensa migliore, per "una delle cose più belle che abbia mai fatto". "Confini blu" ci offre un modo alternativo di vivere lo sport e il viaggio: un connubio magico, fatto non di velocità e record, ma di lentezza e di lungo assaporare i luoghi, le sensazioni, lo sforzo.