Rod Laver, uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, di lui ha detto: "Gioca a tennis nel modo in cui il tennis deve essere giocato". E lui è Roger Federer, svizzero di Basilea, al momento numero 1 nel ranking mondiale ATP, protagonista del libro del filosofo francese André Scala "I silenzi di Federer (ObarraO edizioni, 12,50 euro). Che cosa spinge Scala, uno dei maggiori studiosi di Berkeley e Spinoza, ad occuparsi di tennis? Un grande amore per questo sport, innanzitutto, "lo sport più bello che esista", per citare David Foster Wallace. E il desiderio di codificare dal punto di vista filosofico/estetico la figura di Federer: un tennista neoclassico, quindi apparentemente fuori tempo in un'epoca come la nostra in cui la televisione mostra tutto, con gran clamore di suoni, immagini, sensazioni. Agli antipodi di questo apparire trovano posto, appunto, i silenzi di Federer: il suo stile è unico, la sua eleganza classica, "nessuna concessione al visivo, al plastico, al di fuori del suo gioco"; non c'è spazio, nel suo gioco, per smorfie, urla o gemiti, ma solo per l'espressione rilassata e distesa, del viso, per la grazia del gesto mentre accompagna la racchetta verso la palla. I suoi movimenti sono sempre fluidi ed eleganti, il suo è "un tennis radioso fatto di palle smorzate e di demi-volée da fondo campo". In questo libro Roger Federer viene descritto più come un eroe classico, che non un semplice atleta. Dell'eroe possiede la saggezza: sembra meditare su qualcosa di ben più importante di ciò che accade in campo, come se il suo pensiero fosse sempre altrove. Dell'eroe ha l'eleganza, che non è accessoria ma necessaria al suo tennis. Dell'eroe ha i gesti: il pianto e l'inginocchiarsi a terra, per esempio, alla fine di certi incontri vittoriosi. Dell'eroe ha la solitudine: è l'unico che gioca a tennis come si dovrebbe fare, il tennis per definizione. Dell'eroe, infine, ha l'antagonista, il rivale per antonomasia: il tennista spagnolo Rafael Nadal, che sembra avere le caratteristiche opposte alle sue, in una sorta di complementarietà fatta di vittorie alternate, come accadeva nei duelli cavallereschi. I silenzi di Federer non sono solo assenza di suono, sono anche e soprattutto armonia, musica, tanto che Scala paragona il virtuosismo del tennista svizzero a quello del pianista e compositore canadese Glenn Gould: stessa fluida velocità, stesso "stesso fare del suo gioco un'opera d'arte". E se è vero che la vittoria viene conquistata da chi il gioco davvero lo ama, e non da chi lo sfrutta per conquistarla, allora è giusto che Federer sia il numero uno del tennis mondiale. Le sue parole, dolo la vittoria agli Open d'Australia del 2010, ce lo confermano: "Non credo ci sia qualcuno che ami il tennis più di me".