Questo libro su Marco Simoncelli ("Il nostro Sic", di Rossella e Paolo Simoncelli, a cura di Paolo Beltramo. Rizzoli, 19 euro) Ŕ un bell'album di ricordi: pieno di foto colorate, di aneddoti curiosi, di storie divertenti. A quasi un anno dal terribile incidente in cui ha perso la vita, il 23 ottobre 2011 in Malesia, nel circuito che, ironia della sorte, porta il suo stesso nome (Sepang International Circuit: SIC), Simoncelli rivive, letteralmente, in questo libro che i genitori hanno voluto dedicargli. Certamente un tributo al grande motociclista, campione mondiale della classe 250 nel 2008 e protagonista nella moto GP fino alla sua scomparsa. Ma anche e soprattutto un regalo per i fan del Sic. Di lui, fra queste pagine, c'Ŕ tutto: dai temi delle elementari alle prime gare con le mini moto; dalle scorribande con gli amici alla passione per il rally; dall'apparecchio per i denti ai riccioloni biondi. Impossibile non affezionarsi ad uno come lui, un "puro di cuore, un'anima bella", come lo definisce chiunque l'abbia conosciuto bene. Uno che la vita l'ha divorata, spingendo a tutto gas, ma sempre con intelligenza, sempre con tanta testa e professionalitÓ, rivelando un lato di sÚ meticoloso, quasi maniacale nel volersi sempre migliorare, anche nei minimi dettagli. Come in un coro, le persone che l'hanno vissuto, che ci hanno lavorato, che l'hanno avuto come avversario, ci raccontano il loro Sic. I genitori, innanzitutto; la 'morosa' bergamasca Kate: "Ho elaborato una teoria: Marco era troppo perfetto per restare fra i comuni mortali"; Andrea Dovizioso, il rivale di una vita: "Qualsiasi cosa facesse, Marco cadeva e si rialzava pi¨ forte di prima"; Valentino Rossi, per lui una sorta di "fratello maggiore, in pista e fuori": "Si vedeva proprio che mi voleva bene... Era uno vero. E questa Ŕ stata la cosa che ha fatto pi¨ la differenza"; i tecnici, i meccanici, i telemetristi, il fisioterapista: "Con Marco il coinvolgimento era totale: la sua avventura diventava anche un po' la tua". Simoncelli era uno che si divertiva un mondo a correre in moto, e questo trasmetteva alle persone che gli giravano intorno. Non era uno che si spaventava: era un combattente, uno che non mollava mai. Fino alla fine, a quell'ultima uscita di curva che non Ŕ riuscito a dominare. "Diobˇ, mi piacerebbe essere ricordato come uno che quando correva sapeva emozionare". Missione compiuta, Sic.