L'8 ottobre scorso Marco Olmo ha compiuto 64 anni, ma non è uno che si fa spaventare dall'età anagrafica. Corre da che ne aveva 27, quando già molti smettono perché giunti a fine carriera. Sono quindi 40 anni che questo atleta piemontese, di Alba, calpesta i terreni più diversi (terra, roccia, asfalto, sabbia, neve) e macina chilometri su chilometri, ogni giorno. Protagonista di moltissime gare al limite dell'impossibile, Olmo, schivo come molti uomini di montagna, ci racconta la sua vita in questo libro a cura della scrittrice e saggista Gaia De Pascale: "Il corridore. Storia di una vita riscattata dallo sport". Ponte alle Grazie, 12,50 euro. In che modo la corsa abbia riscattato la vita di Olmo lo scopriamo fin dalle prima pagine: prima boscaiolo, poi camionista e infine operaio, Olmo ha da sempre vita piena, faticosa, tutta vissuta nel paesino del cuneese Robilante, in Val Vermenagna. Una vita fatta di piccole cose, di "un torrente, i prati e le Alpi tutto intorno". Ma qualcosa gli manca, e se ne rende conto dopo un incidente in moto, nel 1975, che gli costa qualche giorno di immobilità e fa scattare in lui delle riflessioni profonde e un desiderio: quello della corsa sulla lunga distanza, prima fra le sue montagne ("il mio corpo e il corpo della montagna, pelle contro pelle: nient'altro") poi su altri percorsi. Una sfida con se stesso, che gli darà soddisfazioni che fino ad allora non si era nemmeno sognato di provare. Un tempo tutto suo, dove intorno c'è solo paesaggio che gli sfila accanto e un silenzio che sente profondamente suo. Così comincia la sua carriera di podista, a proprio agio sia sulle dune dei deserti che fra le rocce impervie delle montagne. Nonostante l'età matura, diventa subito protagonista di alcune fra le più importanti ultratrail: la Marathon des Sables, 230 km nel deserto del Marocco, di cui ha corso ben 16 edizioni; la Desert Cup, 168 km nel deserto giordano; la Bad Water Ultramarathon nel deserto della California, 220 km con temperature che arrivano a toccare i 52 gradi. Non mancano ovviamente le competizioni in casa, come l'Ultratrail du Mont Blanc, nota come la gara di resistenza più dura al mondo, che si svolge sui tre versanti del Monte Bianco e copre 168 km con 9.600 metri di dislivello positivo. Nel 2006 la vince, a 58 anni: è campione del mondo. Non male per un rozzo ragazzo di montagna, dal "passo fantozziano e le tenute spesso ridicole": il campione della corsa entiestetica ma efficace, il campione della fatica. Marco Olmo continua a correre, nonostante i suoi 64 anni, consapevole del fatto che l'età gli rema contro, ogni giorno che passa. Ma convinto che "non è mai troppo tardi, né per perdere né per vincere".