Una raccolta di poesie del premio Nobel polacco che va dal 1952 fino a oltre il 2000, con alcune poesie mai pubblicate perché non sarebbe stato possibile durante il regime dittatoriale.
La poetessa sorprende per capacità straordinaria di essere comprensibile, moderna, ironica, immediata e raffinata parlando un po' di tutto, anche di cose tragiche, quasi una raccolta di temi e situazioni che lei scompone e rende sempre moderne, attuali, coinvolgenti per i lettori, anche di quelli che di poesia forse ne masticano poca. Autrice amatissima e popolarissima, anche dal vivo aveva una verve, una simpatia e un garbo che trasmette nelle sue poesie, rendendole riconoscibilissime.

Discorso all’Ufficio Oggetti Smarriti

«Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dèi per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.
Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.»