Il calcio italiano vive un momento di crisi profonda. Bilanci in rosso, scommesse illegali, doping e infiltrazioni mafiose: questi alcuni dei macro problemi che affliggono le squadre di calcio di casa nostra. Stefano Righi, giornalista padovano de Il Corriere della Sera, ci propone in questo suo agile e-book ("Palloni bucati. Il flop del calcio italiano", Goware editore, 2,99 euro) un'analisi semplice e ricca di tabelle, grafici e illustrazioni; un quadro clinico preoccupante del nostro calcio, malato gravemente. Il gioco più bello del mondo, che vede però gli stadi sempre più vuoti e che si regge sulle pay tv; uno sport che, in questo senso, sta diventando quasi virtuale. Sembra passato un secolo da quando, negli anni 90, arrivavano a giocare in Italia campioni da tutto il mondo, attirati dagli strabilianti compensi dell'epoca. Nel frattempo poco è stato costruito a livello di vivai giovanili, calciopoli 2006 è passata senza significativi cambiamenti, e la Nazionale, battuta 4 a 0 dalla Spagna all'ultimo Europeo, sembra rappresentare la sconfitta, a 360*, del calcio italiano. La quotazione in borsa di Roma, Lazio e Juventus, poi, ha evidenziato i suoi limiti: ad oggi, mezzo miliardo di euro se n'è andato letteralmente in fumo. Come risollevare le sorti di una situazione tanto compromessa? Secondo Righi, tre sono le aree d'azione: tagliare i
costi, puntare sui giovani e tenere lontano gli imbrogli e le truffe. "Se non si vuole trasformare un pallone sgonfio e che rimbalza a malapena, ma ancora gonfiabile, in un pallone definitivamente bucato".