"La dico grossa: io avrei battuto Bolt". Parola di Pietro Paolo Mennea, primatista sui 200 metri piani con lo storico 19'' 72 alle Universiadi di Cittá del Messico del 1979. Un record che è durato 6018 giorni, quasi 17 anni. "Lo avrei battuto. È grandissimo, ha le leve lunghe, è alto. Ma stringere davvero i denti e andare controvento è un'altra cosa". È una gara virtuale, quella fra Mennea e Bolt, nell'era "duepuntozero" in cui è possibile, virtualmente appunto, mettere sulla stessa linea di partenza due atleti di stagioni molto diverse. Nel suo nuovo libro ("Inseguendo Bolt. Lungo un percorso che conosco" di Pietro P. Mennea, con Daniele Menarini. Lìmina Edizioni, 16 euro) il velocista di Barletta ripercorre la carriera sua e quella del primatista giamaicano, record mondiale sui 100 e 200 metri e sulla staffetta 4x100 metri, alla ricerca di affinità e differenze, analizzando punti di contatto e distanze siderali: sia fisiche che di programmi d'allenamento. I due atleti corrono, idealmente, l'uno di fianco all'altro, lungo due parallele destinate a non incontrarsi mai. Ma con un sogno in comune: essere l'uomo più veloce della Terra. Mennea lo è stato, e forte delle sua esperienza, sa, può e vuole consigliare il suo 'erede', con la consapevolezza che il suo modo di fare atletica, fatto di allenamenti al limite della sopportazione, poco ha a che vedere con lo stile sportivo del suo 'delfino' giamaicano. Le origini sono simili, entrambi infatti provengono da piccole città (Barletta l'uno, Trelawny l'altro) e hanno una famiglia solida e unita alle spalle. Fisicamente invece non potrebbero essere più diversi: 196 centimetri per 86 chili di Bolt contro 179 centimetri per 69 chili di Mennea. Ma ciò che li rende davvero diversi è il modo di intendere l'atletica: per Bolt è talento, immagine, forza allo stato puro ma poca voglia di sputare sangue; per Mennea è stata sacrificio, sudore, quaderni d'allenamento che hanno "il sapore amaro della fatica, della tensione, della macerazione". Quale consiglio dare al semidio della velocità, per il suo prossimo futuro? Dedicarsi ai 400 metri, distanza in cui il margine di miglioramento è ancora grande. È, soprattutto: "Meno ragazze, più sudore. Meno bollicine, più acqua. In cinque parole: una vita alla Pietro Mennea".