È notizia fresca, di qualche giorno fa: Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus, è stato condannato a 20 mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Napoli, per associazione a delinquere e frode sportiva. Un bello sconto, se si pensa ai tre anni inflittigli in primo grado. Ma se invece calciopoli non esistesse? O, meglio, se calciopoli fosse solo una parte di quello che avveniva nel mondo del calcio fino al 2006, quella che è stato scelto di far vedere? Se l’inchiesta avesse avuto un bersaglio ben inquadrato da un mirino pressoché monocromatico, focalizzato sul solo bianconero? Questi sono i quesiti più rilevanti che emergono nel libro “30 sul campo. Tutta l'altra verità su calciopoli.” (Baldini&Castoldi, 18,50 euro) di Maurilio Prioreschi, difensore di Luciano Moggi nel processo che vede quest’ultimo indagato per i noti fatti che hanno portato la squadra di cui era direttore generale ad essere retrocessa in serie B. E gli ultimi due scudetti vinti ad essere revocati ed assegnati ad altri; quei due scudetti che gli Ju29ri (acronimo per juventini veri), mai rassegnati alla punizione, ancora rivendicano; quei due scudetti che comunque fanno bella mostra di sè sulla maglia della squadra con la scritta, appunto, "30 sul campo". La versione di Prioreschi viene quindi “consegnata” al pubblico ed alle sue valutazioni attraverso le pagine di questo libro: con taglio deciso, immediato e privo di dubbio, come è giusto che sia l’esposizione di una parte. E accompagnata da parti di verbali d’udienza, trascritti fedelmente. A Prioreschi ("Dimenticavo: forse è bene ricordare che non sono juventino") nel frattempo, è successo di tutto: dalle minacce da parte di frange estremiste del tifo calcistico a un profilo Facebook con oltre 5000 fan. È una lettura appassionante, questo libro, non necessariamente per amanti del calcio, non necessariamente per tifosi di una squadra piuttosto che di un’altra. Una lettura per chi abbia voglia di andare oltre, di sentire anche un’altra campana e per chi, magari, forse ormai disperatamente, non abbia ancora abbandonato l'idea che si tratti ancora e solo di una questione di 22 atletici ragazzi, che si divertono a correre dietro ad un pallone.