TRAMA:

Varsavia, 1940. Adam aveva nove anni ed era alto un metro e ventisei; misurare la sua statura era uno dei passatempi con cui lui e il prozio ingannavano la monotonia della vita nel ghetto. È nel filo spinato che separa quell’isola dimenticata nel cuore della città dal mondo esterno che, all’alba di un giorno d’inverno, viene ritrovato il suo corpo senza vita: nudo, la gamba destra amputata sotto il ginocchio. Poi è la volta di Anna, quindici anni: anche lei è stata gettata nel filo spinato, ma a mancarle è la mano destra.
La lotta quotidiana per la sopravvivenza non lascia il tempo di soffermarsi sulle analogie che legano i due delitti: quando l’orrore è all’ordine del giorno, analizzarne i dettagli è una pratica che può condurre alla follia. Eppure, proprio nei particolari può celarsi la verità. E la sua ricerca diventa l’unica ragione d’essere per Erik Cohen, prozio di Adam nonché ex psichiatra nella precedente vita da uomo libero, ora tormentato dal senso di colpa. Quando Adam è scomparso, infatti, era sotto la sua tutela; è stato lui a dargli il permesso di uscire a giocare, facendogli promettere di non allontanarsi dalla strada, neanche se i marziani fossero atterrati sulla sinagoga e gli avessero chiesto di negoziare un trattato di pace.
Guidato da enigmatici indizi rinvenuti addosso ai cadaveri e da anagrammi che lo introducono in un mondo sotterraneo di contrabbandieri e collaborazionisti, l’uomo inizia un’indagine personale. Non avrà pace finché non avrà compiuto la sua vendetta. Non avrà giustizia finché non sarà certo che la memoria dell’accaduto sarà tramandata nel tempo.

COMMENTO:

Devo premettere che nonostante quando mi capita tra le mani un libro sull'olocausto raramente me lo lascio sfuggire, alcune volte li trovo però molto pesanti da digerire sia per la mente che per il cuore. Infatti, quando ho iniziato a leggere questo libro, mi ero posta nello stesso stato d'animo di sempre. Invece appena ho inziato mi sono ritrovata, la sera stessa a pagina 200 e in due sere il libro se n'è volato via. La storia è triste, non può essere altrimenti visto che è ambientata nel ghetto ebraico di Varsavia. Ma il racconto è intriso di una forza e di una poesia, che arrivano davvero dritti al cuore del lettore. E non guasta anche il fatto che il libro è scritto come una sorta di giallo, per cui anche se non cerchiamo direttamente l'assassino (si sa che sono stati i tedeschi ad uccidere il piccolo Adam), bisogna scoprire il perchè proprio lui e anche altre cose che non vi svelo. Un libro bellissimo, che ho scoperto quasi per caso e che vi consiglio caldamente.