È la storia di una giovane coppia sposata con una bambina a cui la notizia del cancro al seno di lei sconvolge la vita. Si amano molto, ma Stijn non conosce la parola fedeltà: è addirittura affetto da monofobia. Tradisce dunque Carmen in continuazione, nella convinzione di conoscere la differenza tra offrire il proprio corpo e offrire il proprio cuore.
Nella prima parte Stijn e Carmen devono affrontare medici a volte incompetenti, pesanti farmaci, una gravosa operazione. In tutto ciò Stijn è un ottimo marito, sta accanto alla moglie e la sostiene nella malattia, se non per il suo vizio di non poter star lontano dal sesso.
Nella seconda parte Stijn conosce Roos, con la quale intraprende una vera e propria relazione extraconiugale, parallela a quella con Carmen. Si sente per questo in colpa, ma non riesce a rinunciare alla sua dose di gioia di vivere, finché promette a Carmen di impegnarsi a non tradirla, e di dedicarsi interamente alla loro vita insieme, mettendo quindi un freno al suo rapporto con Roos.
Nella terza parte viene descritta l'inesorabile fine di Carmen, e si affronta in modo molto naturale il tema dell'eutanasia, che in Olanda, è vissuto diversamente da noi, dove è ancora un argomento scottante.

La trama è buona, fondata su un tema di indubbio valore, ma non mi piace come gli scrittori contemporanei trattino queste storie: il risultato è sempre un romanzo strappalacrime che vuol essere a tutti i costi commovente, mentre in realtà non lascia nulla più di un lieve senso di sconforto per il destino del giovane personaggio, che con la sua forza d'animo non può non piacere, e ammirazione nei confronti della forza narrata.
Non è grande letteratura, le narrazioni sono portate quasi alla banalità, nonostante lo spessore del tema principale.
Lo stile è molto semplice, e non mi entusiasmato. Finito il libro, ho avuto la sensazione che me ne sarei presto dimenticata.