L' Orfeo, l'unica opera non fiorentina del Poliziano, viene composta nel1480 a Mantova, per volere del cardinale Francesco Gonzaga. ( questo toglie ogni dubbio sulla datazione, la morte di quest'ultimo avviene nel 1483, di conseguenza la stesura dell'Orfeo dev'essere per forza antecedente ad essa). L'argomento affronta un mito famoso, si narra di come Euridice muoia, morsa da un serpente, per fuggire alle pretese d'amore del pastore Aristeo. Il mitico cantore Orfeo, sposo di Euridice, scende allora all'Inferno per riscattarla; da Plutone ottiene che Euridice possa tornare in vita a patto che, durante il viaggio che la riporterà sulla terra, egli non si volti mai a gurdarla. Ma Orfeo non è capace di resistere al giuramento e così la donna è condannata a morte eterna. Perduta ormai ogni speranza di riavere la propria amata, il mitico cantore maledice le donne e si converte all'amore dei giovinetti. Questo provoca l'ira delle baccanti, che lo uccidono facendo a pezzi il suo corpo. L'opera si chiude con un canto in onore di Bacco.



Per far sorgere in voi la voglia di tuffarvi in questo incanto, trascrivo il prologo:

Silenzio. Udite. E' fu già un pastore
Figliuol d'Apollo nomato Aristeo.
Costui amò con sì sfrenato ardore
Euridice che fu moglie d'Orfeo,
Che seguendola un giorno per amore
Fu cagion del suo fato acerbo e reo;
Perchè fuggendo lei vicino all'acque,
Una serpe la morse, e morta giacque.
Orfeo cantando allo inferno la tolse;
Ma non potè servar la legge data:
E chi la diede ancora se la ritolse.
Ond'esso in vita acerba e disperata
Per sdegno amar più mai donna non volse,
E dalle donne morte gli fu data.
Or stia ciascun a tutti gli atti intento,
Che cinque sono: e questo è l'argomento.