Michele Mari è professore, saggista, traduttore, scrittore, filologo, quindi uomo di enorme cultura ed interessi. Possiede una caratteristica che lo rende differente da molti altri autori, un grande amore per tutto ciò che è "passato", antico, che resta nei nostri ricordi. Ciò è in linea col suo disprezzo per certa letteratura contemporanea che si fa testimone del proprio tempo, sia per il linguaggio usato che per i temi trattati (esattamente ciò che infastidisce pure me ). Infatti questa raccolta di brevi racconti sono un atto d'amore verso la letteratura, l'infanzia, "le vecchie cose belle". L'infanzia è passata e dimenticata, ma essa è la base sulla quale ogni adulto ha forgiato la sua essenza e ritornare ad essa, per ricordare come si era e raffrontarlo con ciò che si è ora, può ferire in modo sanguinoso. Mari attraverso una scrittura manierata, che in certi punti si fa complicata e rende il narrato poco semplice da seguire, crea diverse buone suggestioni e fa riflettere; un paio dei racconti sono piccole perle splendenti e riportano nella mente di chiunque abbia vissuto certe vicissitudini, sensazioni dimenticate. Se non ci si lascia scoraggiare da certi passaggi piuttosto complessi (con impego di diversi termini sofisticati ed in disuso) credo valga la pena dargli un'occhiata..


**** I giornalini: divertente e veritiero

*** L'uomo che uccise Liberty Valance: il passato che ritorna e richiede attenzione

**** Le copertine di Urania: atto d'amore per la fantascienza

* Mi hanno sparato e sono morto: mero esercizio di stile

*** L'orrore dei girdineletti: le mie stesse idiosincrasie

***** Otto scrittori: una sfida tra 8 mostri sacri della letteratura, chi vincerà?

*** La freccia nera: l'amore per il padre in poche righe

**** Certi verdini: come una passione possa mutare in ossessione

* Canzoni di guerra: argomento di interesse nullo per quanto mi riguarda

** E il tuo dimon son io: abbastanza gradevole, ma non ne ho capito il fine

** Laggiù: una specie di riassunto poco "ficcante"