La domanda è: il nostro compagno più inseparabile (il cellulare) ci sta forse tradendo? Prove ce ne sono, e parecchie (nel 2011 l'Agenzìa internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il telefonino tra i possibili cancerogeni). I manuali di istruzione dicono di tenerli da 1,5 a 2,5 centimetri dall'orecchio (perché? E soprattutto: chi lo fa davvero?). In molti paesi precise disposizioni sanitarie raccomandano di non farli usare ai bambini, di non lasciarli sotto il cuscino di notte (come fanno molti adolescenti in attesa del fatidico sms prima di dormire). Una sentenza del Tribunale di Brescia ha stabilito un risarcimento a carico dell'Inail per un ex manager colpito da un tumore alla testa causato dall'uso eccessivo del cellulare. Il libro è un viaggio a caccia di storie, fatti e testimonianze, dall'Italia a New York, Seattle, San Francisco, Sydney, Stoccolma, sulle tracce dell'ultima ricerca, incontrando le prime vittime che lottano contro il silenzio dei media, raccontando l'eterno braccio di ferro con le multinazionali impegnate a difendere il più grande business del nuovo millennio.

Un libro inchiesta che ripercorre la storia dei cellulari dalla loro nascita, ma soprattutto sottolinea il fatto che la lobby delle telecomunicazioni ha cercato in tutti i modi di insabbiare le scoperte scientifiche riguarso agli effetti negativi delle onde elettomagnetiche, in particolare quelle dei cellulari, responsabili, in caso di uso smodato di alterazioni al lobo temporale del cervello che posso indurre il cancro. La questione è ancora controversa, ma alcuni piccoli accorgimenti, per sicurezza è bene adottarli: mandare sms quando possibile, limitare durata e numero di telefonate e soprattutto usare auricolare e vivavoce. E soprattutto attezione ai bambini: in alcuni paesi il cellulare è vietato ai inori di 16 anni. Si chiama principio di precauzione.