In questi giorni di bufera sul ciclismo, quando proprio la settimana scorsa Lance Armstrong ha rivelato di aver fatto uso di sostanze dopanti per vincere i sette Tour de France della sua carriera, leggere questo libro ("Il mestiere del ciclista. Una vita in bicicletta, curiosità, esperienze e consigli", Ediciclo editore, 14,90 euro) del cronoman italiano Marco Pinotti è come prendere una boccata d'aria pulita. Perché Pinotti è un corridore atipico: innanzitutto è l'unico ciclista laureato (in ingegneria gestionale) fra i professionisti. E già non è cosa da poco, perché implica una determinazione e uno spirito di sacrificio decisamente superiori alla media. E poi perché dalle sue parole traspare l'atleta che è: uno che non si è mai risparmiato, che magari in carriera non ha vinto tanto, ma che ha sempre dato il suo massimo, godendosi non tanto i risultati, quanto la strada fatta per raggiungerli. Una strada spesso in salita, ma fatta sempre senza prendere scorciatoie. Marco Pinotti, bergamasco, sta per compiere 37 anni ed è professionista dal 1999; specialista delle prove a cronometro, è stato campione in questa specialità per ben 5 volte, l'ultima nel 2010. Nello scorso Giro d'Italia ha chiuso da vincitore l'ultima tappa, sempre a cronometro. "I ciclisti sono allenati a risalire e ripartire. Persino con le ossa rotte. Perché le cadute fanno parte del contratto": questo è Pinotti. Che ci porta, nel suo libro, dentro il mondo del ciclismo professionistico, dandone un quadro realistico e utile per chi volesse dedicarsi a questo sport o semplicemente farsi un'idea di questo "circo" su due ruote. Ritiri, allenamenti, alimentazione, gare, cadute, fughe e volate: c'è davvero tutto della bici fra queste pagine, compresi aneddoti e curiosità sulle gare più importanti. Come il Giro d'Italia, la corsa a tappe di tre settimane che, in numeri, significa 3000 chilometri pedalati, 40.000 metri di dislivello e quasi 100 ore in sella. Fra le pagine dedicate ai suoi colleghi di bicicletta, trova posto proprio l'ex ciclista Armstrong. Di cui Pinotti, prima delle recenti rivelazioni, realisticamente dice: "È un campione che ha caratterizzato, pur con tante polemiche e punti mai chiariti, la mia generazione di corridori".