Gianfranco Teotino, giornalista sportivo, e Michele Uva, dirigente FIGC, fanno il punto sulla situazione del sistema economico-industriale del calcio italiano, europeo e mondiale, in questo nuovo libro ("Il calcio ai tempi dello spread", Il Mulino, 25 euro). Ricco di tabelle e grafici esplicativi, il volume propone un confronto accurato fra il modello del calcio Italia con quello degli altri paesi, mettendone in luce criticità e punti di forza. Che cosa ne emerge? Innanzitutto che il benchmark di riferimento, l'esempio virtuoso, è la Germania, che ha saputo costruire un sistema calcio impeccabile fondato sulla trasparenza dei conti, gli investimenti sulle infrastrutture e sui propri vivai, diventando competitivi a tutti i livelli, anche quelli meramente sportivi. Nulla di tutto ciò sta avvenendo in Italia: in ritardo su tutto, lo sport più bello del mondo si sta involvendo su se stesso, generando debiti, svuotando gli stadi, esportando campioni in tutto il mondo invece di sfruttarne il talento in casa. Fra le varie cause, la mancanza di un management all'altezza dell'industria calcio, un'azienda a tutti gli effetti che non può prescindere dall'avere degli ottimi dirigenti con una vera ottica imprenditoriale. Interessante, fra i vari aspetti toccati, quello relativo ai new media: stanno diventando il dodicesimo uomo in campo e per questo è indispensabile dare loro la giusta attenzione. I social network sono un imprescindibile canale di comunicazione fra società e tifosi e fra calciatori e fan; Facebook, per esempio, è il sito più visitato a mondo dopo Google, con più di 955 milioni di utenti registrati. Impossibile restare fuori, anche perché, worldwide, il calcio è lo sport che ha la maggiore penetrazione nei new media e un potenziale di crescita ancora importante. Soprattutto in Italia. Il libro si conclude con una serie di proposte e idee che i due autori hanno elaborato per "smuovere le acque" di un sistema che ha grandi numeri alla base, fra i giovanissimi, ma zero capacità di sviluppo e valorizzazione. Infrastrutture? Solo Juventus e Udinese hanno realizzato qualcosa.Più che acque, insomma, si può parlare di pantano. Può solo migliorare, questo nostro calcio 2.0.