C’è un neomedico, che non pare poi così tanto intenzionata a fare il medico.
Ci sono delle amiche, ci sono dei ragazzi e ci sono delle relazioni che sono tutt’altro che lineari.
C’è un incontro che un po’ è un’amicizia. Un po’ è un mistero. Un po’ è un vero giallo. Un po’ è un amore.
A tenere insieme tutte queste cose c’è qualcosa di superiore. Si chiama musica per qualcuno. Pittura. Scrittura per qualcun altro ancora. Arte. Tutti in questa cosa si perdono. Di essa si nutrono, su di essa si interrogano. E da questa cosa si fanno travolgere.
Un effetto valanga che comincia da una piccola palla di neve, buttata giù per gioco. Da Virginia, che poi è il nostro neomedico che ha preso tutt’altra strada. Che si è scordata di cosa può combinare la finzione quando la si vuol travestire troppo da realtà, nonostante l’aleggiare di un imponente ombra wellsiana.
Ma piove spesso in questa storia, dove la melodia portante la cantano i tergicristalli. E si sa, la neve non resiste molto sotto il tambureggiare della pioggia.

Questo è il primo romanzo della Frezza, e, secondo me, un pochino si sente.
Virginia è un personaggio per certi versi straordinariamente comune, forse ha molto di autobiografico: è una ventiseienne come ce ne possono essere tante, con le sue insicurezze, i suoi difetti e le sue stranezze, la voglia di divertirsi con gli amici e un'insoddisfazione che accompagna la sua giovane vita.
Nel romanzo viene raccontato uno spaccato della sua vita, sua e dei suoi amici, le sue relazioni più o meno fallimentari, l'incontro con l'affascinantissimo artista Peter, che si trasforma amicizia, e forse qualcosa di più.
Spesso il romanzo, col suo stile lineare e diretto, si interrompe per lasciare spazio alle divagazioni liriche di Virginia, che si diverte a scrivere a tempo perso.
Spesso il filo della storia si confonde, passano interi mesi in un voltar di pagina, e alcuni argomenti, magari "scottanti", vengono semplicemente abbandonati, per essere ripresi solo numerosi capitoli più in là.
Una lettura senza dubbio piacevole, ma diciamo che forse l'inesperienza dell'autrice ha un po' penalizzato il tutto.