Kabul, città che da oltre vent'anni è pervasa da guerre, per lo più civili. Kabul, città in avanzato stato di decomposizione. Khadra inserisce in quest'ambiente la vicenda di: Atiq, il guardiano del carcere che non riesce più a sostenere il ritmo delle esecuzioni, Mussarrat, sua moglie, condannata da un male incurabile; Mohsen, un borghese decaduto, e infine, ma non ultima, Zunaira, sua moglie, un tempo avvocato e sostenitrice della causa femminista. Ognuno di loro incarna un modo diverso di rispondere all'integralismo, all'oscurantismo: la resistenza, la pazzia, la sottomissione, la fuga nell'illusione. Ma per tutti e quattro i protagonisti viene il momento di dare un senso alla propria vita, attraverso l'amore e il sacrificio.
Un romanzo che in un'espressione si può definire <Pazzesco> :talvolta si presenta portatore di speranza,ma questa subito diventa una vana illusione,cadendo nella follia dei protagonisti,della mostruosa Kabul e del regime politico, ossia la sharia.

Personalmente il libro mi ha travolto come un vento feddro d'inverno, lasciandomi agghiacciata. Non c'erano ripari, tutto molto crudo e instabile. La riflessione all'umanità che quest'operetta si reca seco è indiscutibile.L'invito che porgo a tutti, nel caso si avesse voglia di leggerlo, è di aver il rispetto non delle 148 pagine scritte ma delle persone che quotidianamente vengono a contatto con questa realtà e provare a immedesimarsi in loro.