Cari lettori, presumibilmente state guardando il retro di questo libro, o la fine de "La fine". La fine de "La fine" è il posto migliore per iniziare "La fine", perché se leggete "La fine" dall'inizio dell'inizio de "La fine" alla fine della fine de "La fine", arriverete alla fine della fine della vostra pazienza. Questo libro è l'ultimo di "Una serie di sfortunati eventi", e anche se avete affrontato i dodici volumi precedenti, probabilmente non potrete sopportare sgradevolezze tipo un'orribile tempesta, una bevanda sospetta, un gregge di pecore selvatiche, un'enorme gabbia per uccelli e un segreto davvero inquietante sui genitori dei Baudelaire. Completare la storia dei Baudelaire è stato il mio solenne compito, e finalmente ho terminato. È probabile che voi ne abbiate altri, perciò se fossi in voi lascerei perdere questo libro all'istante, così che "La fine" non sia anche la vostra."


So già che gli orfani Baudelaire mi mancheranno. Ho letto i 13 libri della serie in una ventina di giorni e la prima cosa che mi preme sottolineare è che considerarla letteratura per ragazzi è restrittivo, se non addirittura miope.
In questo capitolo finale, nonostante un inizio un po' in sordina e abbastanza lento, troviamo i ragazzi approdati sani e salvi su una piattaforma costiera lontana, si spera, dalla malvagità del mondo. Lemony Snicket tiene in serbo per l'ultimo volume una torsione narrativa inaspettata quanto gradita: il conte Olaf è presente sin dalle prime pagine e, sembrerà un'eresia, si trova sulla stessa barca dei Baudelaire, sia in senso letterale che figurato. Ho apprezzato questa scelta perché è funzionale a un approfondimento psicologico di tutti e 4 i protagonisti, svelandone incertezze, dubbi e "zone grigie".
Quando ci viene presentato il personaggio di Venerdì, credo sia piuttosto lampante l'omaggio dell'autore a Daniel Defoe e al suo Robinson Crusoe. L'ambientazione sull'isola/Eden "dove tutto alla fine approda", il nome biblico di Ismaele, il candore delle vesti e il simbolismo della mela in bocca al serpente, sono tutti elementi con cui l'autore fa l'occhiolino al libro della Genesi.
Come nell'episodio "L'Atro antro", anche qui la narrazione diventa avvincente quando si ripresenta il problema del fungo letale. Comincia da questo punto una corsa contro il tempo davvero avvincente, tanto che ho letto le ultime 100 pagine senza riuscire a staccare.
Ho trovato commovente la parte finale, non posso spoilerare ma il dolore e la morte sembrano essere connaturati nel DNA baudelairiano.
Sono rimasto a bocca aperta per la rivelazione nell'ultimissima riga del libro, gli indizi erano stati disseminati qua e là per tutti i 12 volumi precedenti ma io ingenuamente non avevo fatto due più due.
In conclusione, bellissima serie, scritta con un'ironia e uno humor tagliente che strappano più di una risata, ma sarebbe un errore considerarla letteratura per soli ragazzi. Daniel Handler, il vero nome di Lemony Snicket, è invece riuscito a cucire su 3 bambini-eroi il più classico schema di Propp, facendoli assurgere a portatori di un messaggio moralistico di lotta contro il male, ma non fiabesco, anzi, molto attuale.