Perchè leggere un librone di 770 pagine sul factotum di re Enrico VIII, per quanto il libro in questione sia stato premiato con il Man Booker Prize?
Beh i motivi sono più d'uno. E' una biografia romanzata più che un romanzo storico (che generalmente non amo) appassionante e rigorosa. Dimenticate i best sellers e il loro stile elementarmente banale : questo libro è scritto benissimo.

Descrive una vicenda vera in modo coinvolgente : l'ascesa e carriera di Thomas Cromwell, figlio di un maniscalco, poi mercenario, diplomatico e primo duca di Essex.

Mantel riesce nella sua lunghezza, ma anche leggibilità, a ricreare un mondo fatto di congiure e manovre oscure in bilico tra fanatismo religioso e affermazione dei nuovi valori borghesi. Non era facile mettere in bocca delle frasi a Enrico VIII, a Tommaso Moro o a Anna Bolena senza risultare artefatti o risibili. Lei invece riesce a immergerci in quel mondo in maniera credibile e incredibile allo stesso tempo, tanto che potreste alzare lo sguardo dalle pagine e guardare dalla finestra certi di veder passare straccioni e mendicanti o cavalieri e carretti, un viaggio nel tempo vero e proprio tanto è brava nel farti sentire il freddo, gli odori, le nebbie di un'altra epoca.

E' uno spiare la storia dal lato del palcoscenico, attraverso lo sguardo vigile del protagonista. Mai mi sarei aspettato la quantità di pensieri che fa sorgere questo libro. Mai mi sarei aspettato che un semplice nome di storia venisse ricreato con tanta accuratezza e credibilità. Mai mi sarei aspettato che un punto nodale di un periodo storico ( la vicenda di Enrico VIII e Anna Bolena e il cambiamento dei rapporti fra religione e chiesa) potesse essere indagato dal di dentro e in modo tanto vivido.

Cromwell dal basso delle sue umili origini, basandosi sulle proprie capacità mentali, crea non solo il proprio destino, ma influisce sul destino dell'Inghilterra. La Matel non ci risparmia la crudeltà di quei tempi, fatti di torture e pene capitali non simpatiche e allo stesso tempo è credibile nel modo in cui queste vengono meditate dai protagonisti. Si sente dietro un grande lavoro di ricerca ma nel libro questo affiora come a piccole pennelate, en passant e questo non è da tutti.

Lo stile, giustamente lodato, della Mantel è veloce, a volte elittico e non stupitevi se ogni tanto vi perderete nei ragionamenti del protagonista, nell'alternarsi del discorso diretto e indiretto, stile mai sciatto ma sempre sobrio e sorvegliato. E' incredibile che sia riuscita a farlo per più di 700 pagine.