Ebbene sì: anche Roger Federer, considerato da molti il più grande tennista di tutti i tempi per il numero dei suoi successi, per la qualità del suo gioco, per lo stile in campo, è stato un bambino. E un bambino normale per giunta, con le intemperanze e i capricci tipici dell’infanzia. La genesi del tennista attualmente numero 2 al mondo, detentore di diversi record fra cui quello di più settimane consecutive (302) ai vertici dell’ATP (Association of Tennis Professionals), viene raccontata per filo e per segno (forse anche un po’ troppo) da Chris Bowers, giornalista inglese che dal 1992 segue il circuito tennistico mondiale. Il libro, che nel mondo ha già venduto 25.000 copie, si intitola “Roger Federer, il grande” (Edizioni Mare Verticale, 18 euro), ed è ben tradotto dall’ex tennista Filippo Schiavo. Dall’infanzia ad oggi, la vita di Federer scorre su queste pagine, fitte di informazioni e aneddoti. Correva l’anno 1984, e il piccolo Roger, tre anni soltanto, già impugnava con piglio sicuro la racchetta in legno a metà fusto: il suo destino di atleta era già segnato? In realtà no, perché il giovane svizzero aveva un debole anche per il pallone, e infatti giocava, e bene, a calcio appena poteva. Sul campo da tennis dimostrava sì talento, ma anche un caratterino difficile: “Lanciava la racchetta, urlava e imprecava e aveva difficoltà ad accettare la sconfitta. Una specie di piccolo satana”, dice uno dei suoi allenatori. Impensabile immaginarselo così, ora che ci siamo abituati a vederlo impassibile e serafico in qualsiasi circostanza sportiva. Merito del gran lavoro su se stesso che il tennista di Basilea ha fatto in tutti questi anni, e che lo ha reso quello che è ora: un grande campione equilibrato, silenzioso, pacato. Quasi invincibile. Ma pur sempre umano. E come tale si confronta con i guai terreni: la morte, improvvisa, del suo allenatore e amico Peter Carter, nel 2002, lo prova ma lo rafforza; la crisi di forma nel 2008, che lo vede superato dal suo eterno rivale Rafael Nadal, non lo abbatte ma lo spinge anzi a reagire alla grande. La sua salita verso il successo è stata graduale ma continua: talento, senz’altro, ma soprattutto tanta tenacia. Quella che gli vedremo sfoderare in campo ancora una volta ai prossimi Internazionali di Roma, dall'11 al 19 maggio. Con lui Nadal, Djokovic, Murray e, fra gli italiani Seppi e Fognini.