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Il carteggio Aspern

Mostra risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: James, Henry - Il carteggio Aspern

  1. #1
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    Predefinito James, Henry - Il carteggio Aspern

    E' un lungo racconto ambientato nella Venezia dell'800, che ha come protagonista un critico letterario bramoso di mettere le mani su una raccolta di lettere e documenti, "Il carteggio Aspern", scritti da un poeta del passato, Jeffrey Aspern, da lui adorato. Il protagonista scopre che le carte che cerca si trovano presso una vecchia amante del poeta, ormai scomparso da tempo, la quale vive nel più completo isolamento, insieme alla nipote. Disposto a tutto pur di entrarne in possesso, il nostro critico riuscirà, celando la propria vera identità e i propri reali intenti, ad avere in affitto alcune stanze del palazzo enorme e decadente in cui le due donne vivono... Vivrà così a contatto - molto limitato a dire il vero, data la loro estrema ritrosia - con l'anziana, dispotica Juliana Bordereau e la timida nipote Miss Tina.

    Nonostante l'opportunismo del protagonista, si prova simpatia per lui e si fa il tifo affinché riesca ad entrare in possesso del carteggio. Nel frattempo, ci si trova immersi nell'atmosfera misteriosa in cui le due donne vivono, nei loro giardini interminabili e nelle loro stanze claustrofobiche, sullo sfondo di una città affascinante di cui, nel palazzo, non giungono nemmeno gli echi. Fino ad un certo punto sembra che l'autore si diverta a lasciar intuire che succederà qualcosa che modificherà il corso della storia, ma non voglio dire di più. Un bel racconto, piacevole nonostante l'apparente piattezza della trama, poiché scritto con vero stile e con attenzione alla personalità e alla psicologia dei personaggi, soprattutto delle due donne, la cui immagine è quasi grottesca.

  2. #2
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    Sembra interessante.Lo metto in lista desideri .

  3. #3
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    Letto qualche giorno fa.
    Dopo il racconto La panchina della desolazione, che mi aveva un po' delusa, con questo breve romanzo ho ritrovato il piacere di leggere James che era nato da un altro racconto (La bestia nella giungla).
    Anche io ho fatto il tifo per il curatore delle opere del poeta Aspern, però fino ad un certo punto, infatti verso il finale ho iniziato a parteggiare per la signorina Tita perché credevo che le intenzioni del curatore fossero più sincere nei suoi confronti e che lei non fosse così vecchia come invece lui poi dice. La zia Juliana è troppo avida e davvero terribile, quindi fa meno pena dell'ingenua nipote.
    La storia è avvincente, nonostante l'azione si svolga quasi sempre dentro il palazzo di una città che (non me ne vogliate!) a me non ha mai attirato -troppa acqua - e si fa leggere con vivo interesse e curiosità fino in fondo.
    L'autore comunque sembra descrivere con lode gli italiani che restano amici per sempre delle persone e sono molto ospitali, evidentemente ne ebbe una buona impressione dal vivo quando visitò il nostro belpaese.

    Non si difende il proprio dio: il proprio dio è già di per sé una difesa

  4. #4
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    L'ho letto velocemente per arrivare alla fine e sapere... finisce così?!
    Non me lo aspettavo proprio questo finale ; stavo leggendo la versione bilingue trascurando la parte in inglese per concludere e me ne rammarico.
    Comunque non dico che non ne valga la pena.

  5. #5
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    Letto e (quasi) rimosso. Belle e decadenti le atmosfere, personaggi e movenze un po' noir.

    ...di più, nin zo

  6. #6
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    Bello, bello, bello, questo romanzo breve è stata un'autentica sorpresa per me! Un Henry James d'annata, una Venezia sublime e decadente, una storia tra il mistery e la follia, scritto in modo sempre impeccabile, mai sopra le righe... questo è Il carteggio Aspern.
    Le atmosfere mi hanno ricordato molto quelle de La morte a Venezia, che ho adorato, anche se qua manca il pathos tragico si avverte quel filo misterioso che non può non affascinare il lettore.
    Il finale mi ha sorpreso, molto pacato, molto vittoriano, molto Henry James!
    Assolutamente da leggere!

  7. #7
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    Meno male che ho insistito per fartelo leggere .

  8. #8
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    Devo dire che di questo breve romanzo mi è piaciuto tutto: ho ritrovato tutti gli elementi che mi avevano spinto a leggerlo (l’atmosfera decadente, l’elemento noir e – ça va sans dire – Venezia...) e molto di più.
    Soprattutto ciò che mi ha rapito è stato quel senso di sospensione, di indefinita attesa, di non detto che lascia spazio a mille supposizioni tutte ugualmente verosimili e assurde. Il carteggio Aspern, innanzitutto, esiste davvero? Sfido un qualsiasi lettore ad aver avuto la certezza sulla sua esistenza materiale prima di metà libro (e forse qualcuno, come me, ne ha dubitato fino alla fine)... E non è proprio la vaghezza che circonda questo fantomatico “tesoro” a catturare il lettore e a trascinarlo pagina dopo pagina? Non è proprio su questa ambiguità che James costruisce tutta la sua storia e il suo significato? Ha davvero importanza che questo carteggio esista o non esista, visto che il protagonista – solo lui, a quanto pare – ne è assolutamente certo e per metterci le mani sopra è disposto a qualsiasi cosa?
    E così questo racconto, che sembra prendere le mosse da un sincero amore per l’arte e la letteratura in particolare, finisce per mostrarci ciò cui questo amore, diventato ossessione, “può portare: allo straniamento dalla vita, all'uso della vita altrui per i propri scopi, per la soddisfazione delle proprie pulsioni di possesso e di soddisfacimento. L'altra faccia dell'arte.” (Antenati: Henry James: Il carteggio Aspern)
    D’altra parte il comportamento del protagonista non sembra improntato al mero cinismo e l’ambiguità di cui parlavo prima sta anche in questo: ci sono momenti in cui sembra che egli si faccia trasportare dalle pure emozioni e da una sincera simpatia nei confronti della creatura che sola gli può permettere di raggiungere ciò che brama. Anche in questo senso non è così facile durante la lettura prevedere dove si andrà a parare, l’autore è molto bravo a giostrare la suspance lasciando aperti diversi possibili finali (sebbene quello scelto sia quello più “ovvio” e simbolico). E ancora: siamo proprio sicuri che la sola vittima di questa passione artistica sia Miss Tina (tralascio volutamente Juliana, il cui carattere forte, volitivo la pone su un piano comunque superiore)? Non è lo stesso protagonista vittima della propria ossessione?

    Insomma, sebbene gli ingredienti siano minimi, il modo di disporli è tutt’altro che banale: in poche pagine James è riuscito a parlare dell’arte, del suo valore, del suo diritto (o meno) ad affermarsi anche a scapito della felicità individuale, e insieme a catturare l’attenzione del lettore che, come dicevo prima, resta “sospeso” in quest’atmosfera rarefatta (complice, naturalmente, l’evanescenza e la teatralità di Venezia, di cui viene data una delle più belle descrizioni che abbia mai trovato in letteratura) fino all’epilogo insieme ovvio, sconcertante, ironico, cinico.
    Molto bello.
    Ultima modifica di ayuthaya; 09-23-2016 alle 06:17 PM.

  9. #9
    The mysterious lady
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    Un racconto piacevole e interessante, belle e suggestive le descrizioni di venezia, ben descritte le caratteristiche dei personaggi.

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