Non c'è niente di autobiografico in questo nuovo romanzo di Marco Baldini, ma c'è uno sguardo letterario su una realtà di provincia cruda ed impietosa. Gente comune alle prese con la propria esistenza così come si presenta in questo inizio di millenio. Un agente esterno, un amico che ritorna, scombussola il quieto tran tran di questa piccola città di provincia. Tutto si rimette in gioco: All In.
Marco Baldini ci sorprende con un romanzo al limite del giallo che ci tiene col fiato sospeso fino all'ultimo rigo. Da non perdere!


Il giocatore (ogni scommessa è un debito), il suo primo romanzo, mi era piaciuto nel complesso. Questo ALL IN è stato una delusione su tutti i fronti. Evidentemente l'editor della Dalai o il ghost writer che ha scritto quel libro, lo aveva rivoltato come un calzino prima di essere pubblicato, perché questo romanzo breve è lontano anni luce dall'esordio letterario di Marco Baldini.
Anzitutto è scritto davvero male: non c'è assolutamente filtro letterario, la prosa ricalca quasi pedissequamente la parlata toscaneggiante. Per non parlare dei periodi lunghissimi mai interrotti da punti fermi ma disseminati di virgole che non fanno respirare la lettura, anzi. La sensazione è davvero di una scrittura pedestre, elementare, prosaica, a cui solo un editing pesante potrebbe apportare beneficio.
Per quanto riguarda la trama, l'idea sarebbe anche carina ma l'impianto è deboluccio. Confesso di aver voluto leggere questo libro perché il titolo mi ricordava il poker di cui sono appassionato, ma qui non c'è pathos nelle descrizioni del gioco d'azzardo, l'autore non riesce mai a coinvolgere il lettore/giocatore. Rimane tutto un po' a livello superficiale e freddo ed è un peccato. I personaggi sono sfaccettati psicologicamente in maniera sufficiente - d'altronde è un racconto lungo 100 pagine, analisi psicologica più approfondita non si poteva certo pretendere - però sono le motivazioni del protagonista, Massimo Bini, che rimangono un po' troppo eteree e impalpabili a mio avviso.
Grande delusione, in definitiva. Sono peraltro scioccato per l'assenza di editing da parte della casa editrice e per l'impaginazione/resa grafica dell'ebook (i discorsi diretti non sono nemmeno segnalati con le caporali o i trattini(!) e ci sono interlinee enormi tra una battuta e l'altra degli interlocutori).
Do voto 2 per la scena commovente del cane. Per il resto consiglio all'autore di appendere la penna al chiodo perché la narrativa non fa per lui.