Scritto nel 1945, quindi circa 20 anni prima del "gran rifiuto" del Nobel, "L'età della ragione" ruota attorno alla figura di Mathieu, insegnante di filosofia alle prese con uno scomodo "problema": trovare i soldi per far abortire la sua compagna Marcelle, che lui stesso ha messo incinta. Per trovare il denaro necessario, Mathieu si ritroverà a compiere una vera e propria odissea nella Parigi del '38, che lo porterà a chiedere aiuto al fratello, agli amici e persino ad un suo vecchio studente, Boris; ma soprattutto lo porterà ad interrogarsi sul senso stesso della sua esistenza, e quindi sulla vera natura dei suoi sentimenti verso Marcelle, condizionati dalla sua tenace voglia di libertà e dalla sua forte attrazione per la sorella di Boris, Ivic. Le speranze di Mathieu, tuttavia, vengono disattese, al punto da costringerlo a prendere in considerazione l'idea di tenere il bambino e sposare Marcelle, anche grazie al confronto con il suo amico Daniel. Nel finale, tuttavia, Mathieu dovrà fare i conti con Marcelle, che ha infine in qualche modo compreso i pensieri di Mathieu e ciò che si nasconde dietro di questi.

Dunque, il libro, il mio primo di Sartre, in generale mi è piaciuto. Un po' pessimista per i miei gusti, soprattutto perché il pensiero di Sartre poggia su di un'ipotesi di partenza (Dio non esiste) che, per quanto mi riguarda, non condivido; perciò non riesco a riconoscermi in pieno nel suo pensiero, per quanto comunque sia molto affascinante e propositivo. Ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi, l'autore analizza ogni minimo risvolto del loro pensiero (forse troppo: non c'è spazio per l'inconscio, come leggevo nella premessa all'edizione che ho in casa, in quanto i personaggi sono al corrente di ogni propria sfaccettatura psicologica); buono anche lo stile letterario, l'ho trovato scorrevole e ricco di perifrasi ben costruite.

Una piccola nota negativa è la traduzione, ma per un semplice motivo: odio i traduttori che riportano in italiano i nomi originali. Infatti Mathieu diventa Matteo, Marcelle diventa Marcella, e così via. Fastidiosissimo. E non mancano un paio di termini un po' desueti, per esempio "intiero" invece di "intero".

Riporto la motivazione per la quale Sartre vinse (ma rifiutò) il Nobel nel 1964: "per la sua opera che, ricca di idee e pregna di spirito di libertà e ricerca della verità, ha esercitato un'influenza di vasta portata nel nostro tempo". Ritengo che spirito di libertà e ricerca della verità si colgano parzialmene ne "L'età della ragione", forse sarebbe più corretto dire che si coglie uno spirito di libertà che in realtà è un po' travisato, aspetto del quale il protagonista alla fine si rende conto. Del resto il Nobel lo ha vinto per tutt'altro e molti anni dopo.

Tirando le somme, direi che si merita pienamente la sufficienza e probabilmente non sarà l'ultimo libro di Sartre che leggerò