In questa raccolta ci sono molti degli scritti pubblicati sulla "Stampa" dal 1968 al 1970 ed alcuni inediti che trattano sia di ricordi autobiografici, sia di eventi culturali accaduti in quel periodo, sia riflessioni sugli argomenti più vari, anche profonde, come Dio e la morte. Con la sua penna arguta e la scrittura piana e scorrevole, quasi colloquiale ma perfetta nell'argomentazione, la Ginzburg ci regala un'altra messe di pensieri e parole scritte che già mi avevano conquistato con la raccolta Le piccole virtù. Ginzburg sa evocare i ricordi come pochi e lei stessa si rende conto dell'ineluttabilità della scrittura coniando le frasi che saranno la chiusa dell'ultimo racconto: "Si è chiesto se scrivere era per lui un dovere o un piacere. Stupido. Non era nè l'uno nè l'altro. Nei momenti migliori, era ed è per lui come abitare la terra."
Una ulteriore conferma di come la scrittrice sia nelle mie corde.