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L'inverno del nostro scontento

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Discussione: Steinbeck, John - L'inverno del nostro scontento

  1. #1
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    Predefinito Steinbeck, John - L'inverno del nostro scontento

    Pubblicato nel 1961 un anno prima del conferimento del premio Nobel e ultimo romanzo di Steinbeck, L’inverno del nostro scontento narra delle vicissitudini di Ethan Hawley.
    Ultimo discendente di antica famiglia di balenieri, caduti in disgrazia per un investimento sbagliato e probabilmente perché truffati e ingannati da coloro dei quali si fidavano, il protagonista incarna lo stereotipo dell’americano medio.
    Di tutto il patrimonio di famiglia gli è rimasta la tipica casa americana, di assi di legno verniciate di bianco e circondate dal tipico giardinetto, dove vive con la sua tipica famiglia americana, moglie casalinga con tempo e testa per rimpiangere una condizione migliore di vita, figli adolescenti ribelli e incomprensibili. Intorno la tipica cittadina di provincia americana dove tutti si conoscono e dove tutti si puntellano a vicenda nei loro ruoli tipici: così c’è il poliziotto che fa la guardia al paese, l’ubriacone che rappresenta la spina nel fianco e il senso di colpa del protagonista, la vamp filosofa, psicologa, strega che trastulla gli uomini sposati del paese, gli arrivisti senza scrupoli, il terrone italiano, a suo modo onesto e corretto, lo scapolone spiritoso e arguto, i fantasmi saggi e burberi antenati di famiglia.
    In questa sagra di stereotipi, colpisce l’originalità di tutto il libro, che alterna dialoghi ben strutturati e vivaci a descrizioni brevi e precise tutto legato dal flusso di coscienza continuo del protagonista; è questo fiume di pensieri che ci permette di seguire puntualmente la sua trasformazione da americano fallito ad americano in cerca di riscatto spinto da coloro che lo circondano e che lo vogliono come lui, ad americano che piega le proprie convinzioni morali per ottenere questo riscatto, ad americano che si arricchisce ma alla fine capisce il prezzo di quello che ha dovuto pagare per farlo. Il completo degrado morale gli viene risparmiato quasi per un colpo di fortuna, per qualcosa di ormai indipendente dalla sua volontà.
    Impossibile non immedesimarsi, impossibile non rimanere colpiti dalle domande esistenziali che ogni pagina del libro con naturalità suscita nel lettore. Impossibile anche non tifare per Ethan. Anche perché l’ordito della trama del suo gioco è così sottile che rimane sempre il dubbio della sua buona fede: la razionalità, la consequenzialità dei suoi ragionamenti quasi convincono anche noi della legittimità del suo agire, del fatto che le decisioni e le scelte nascano quasi da sole e siano ineluttabili e incoscienti. Ma quando le stesse dinamiche del comportamento di Ethan vengono riflesse come in un gioco di specchi nel comportamento del figlio, tutta l’impalcatura crolla, non solo per il protagonista, ma anche per il lettore.
    Non avevo mai letto niente di questo autore, sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile semplice e sobrio, ma estremamente efficace.
    Un libro che interroga con fare garbato e “pulito” la parte più profonda di noi in cui nascono le pulsioni più meschine.
    E ci lascia con una grande inquietudine addosso perché ci fa capire quanto poco conosciamo questa parte di noi e quanto poco ne siamo padroni.

  2. #2
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    Ethan Allen Hawley, il protagonista di questo libro, è uno di quei personaggi che resterà per sempre nel mio cuore. Difficile dire cosa in particolare mi abbia colpito in lui, forse la sua complessa onestà, fatta di dubbi, rabbia, scrupoli di coscienza e continue domande, che gli consente di mantenere una certa integrità anche nella sua "disonestà". Ethan è un uomo orgoglioso, un orgoglio che gli deriva dall'appartenere ad una delle più antiche e ricche famiglie della città, ma è, anche, un orgoglio che deve, fare i conti con la realtà, e la realtà è che la sua famiglia ha perso tutto - tranne la casa - e lui è solo un commesso nell'emporio di un immigrato italiano.
    "Il denaro porta altro denaro" questa frase viene ripetuta in continuazione ad Ethan, ma lui ha imparato, nonostante la sua apparente - ma appunto solo apparente- ingenuità, che il denaro porta altro denaro solo a quelle persone che accettano di avere due facce, una "pubblica", onesta, stimata e rispettata, ed una che si guardano bene dal mostrare, ed è proprio questa seconda faccia - losca, furba ed opportunistica - che consente loro di incrementare le ricchezze.
    Ethan è un uomo con una sola faccia, che ama il suo Paese e la sua famiglia, ma è anche un uomo stanco di veder trionfare sempre i soliti furbi, perciò un giorno decide di giocare anche lui al gioco dei disonesti, con le loro stesse carte (regole), non per arricchirsi però, ma semplicemente per raddrizzare ciò che all'inizio è stato incrinato in modo disonesto. Ma il punto è proprio questo: è sufficiente che un comportamento disonesto sia dettato da valide ragioni perché cessi di essere un comportamento disonesto o resterà, sempre e comunque, un comportamento disonesto di cui vergognarsi? Proprio perché Ethan è, e resterà fino all'ultimo, nonostante tutto, un uomo onesto, i rimorsi della sua coscienza lo porteranno vicino ...
    In questo libro mi ha colpito molto, inoltre, l'ironia di Steinbeck, mai riscontrata negli altri suoi libri letti. I discorsi di Ethan con le scatolette di sotto-aceti o con le verdure sono davvero irresistibili, e non sono da meno gli scambi di battute con la moglie, in quanto alle quattro regole di Morph per una perfetta rapina e la postilla aggiunta da Ethan, bisognerebbe metterle in pratica per testarne l'effettiva validità
    Libro consigliato, ma se non volete rovinarvi il piacere della lettura, come invece è capitato a me, vi sconsiglio vivamente l'edizione Bompiani 2011, piena di refusi.

    Ora è l'inverno del nostro scontento/ fatta estate radiosa da questa prole di York
    Shakespeare - Riccardo III

  3. #3
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    Confesso che mi ha lasciato un po' perplesso, forse perchè venivo da altre letture di Steinbeck di altissimo profilo.

    Un libro che procede tra alti e bassi: pagine molto forti ed intense, alternate a passaggi a vuoto.

    Complesso il personaggio di Ethan e molto ben descritto sia da Steinbeck che da altri recensori qui sopra. Ma sono tutti ben descritti i personaggi, salvo lati di cui Steinbeck ci tiene volutamente all'oscuro, quasi centellinandoli, per farceli scoprire poco per volta.

    Complessivamente non il miglior romanzo di Steinbeck, ma un 3/5 non si può negare.

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