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Discussione: Domanda forse ingenua sull'analisi critica dei classici

  1. #31
    Balivo di Averoigne
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    Citazione Originariamente scritto da Bacci Vedi messaggio
    Un esempio semplicissimo, che è anche il primo che mi è venuto in mente: un meccanico è capace di aggiustare un motore e smontarlo sapendo come e dove intervenire in caso di malfunzionamento per sostituire qualche pezzo, perché conosce a fondo il suo mestiere e sa distinguere a prima vista il motore di una fiat 500 da quello di una mercedes. Immagino che possiamo essere tutti disposti a riconoscere che queste particolari abilità gli arrivino da una lunga esperienza fatta sul campo, composta da decine e decine di motori smontati e rimontati, e anche da qualche errore e insicurezza, commessi soprattutto nei primi tempi.

    Io credo che il principio sia lo stesso quando una persona si mette in gioco leggendo un libro, o ammirando un quadro. Come può giudicare se un libro è bello o brutto se è il primo che legge? Dove può trovare appigli per capire se quella che sta leggendo è una banale sequenza amorosa o ha qualcosa in più da dire, se non ha letto nient'altro prima o se ha letto soltanto un "genere" prima di quel momento? Magari legge twilight e si innamora perdutamente dei personaggi e delle vicende riportate, ma se si ferma alle emozioni provate di primo acchito, bé, secondo me verrà ingannato minimo minimo il 70% delle volte, perché se non conosce le altre tipologie di emozioni che possono dare altri tipi di letture, per forza il primo libro che smuoverà qualcosa in lui verrà considerato il più bello, il più emozionante, pregno di significato, quando magari........... è solo il suo punto di vista di quel momento, viziato dall'inesperienza. Tra l'altro anche per questo credo che le prime letture o visioni lascino una specie di "imprinting".

    Io credo che qui tu abbia toccato un punto fondamentale!
    E' appunto per questo che non ti devi fidare (prendere con le pinze) dei consigli e delle opinioni dei "giovani" lettori (anagraficamente/numericamente parlando).
    Ed è lo stesso motivo per il quale nella tua riflessione è implicita la risposta al tuo quesito iniziale!
    Come riuscirai a cogliere da un libro tutto quello che dovresti?
    Risposta: con un minimo di letture "tecniche" e ammassando letture su letture in modo da crearti un'opinione personale.
    Poi si può discutere se ciò valga per tutti o meno: certe persone non vogliono e non sono interessate a "cogliere", certe altre, anche dopo millemila libri, non han la capacità di rendersi conto di quanto sia importante o meno quel che han letto!

    Secondo me il tuo approccio è ottimo, pari tra quelli che dopo aver letto "La solitudine dei numeri primi" magari si è esaltato, ma da quando, successivamente, ha affrontato Camus o Defoe, non vuole leggere altro, poichè ha "capito" quanto fosse infimo il romanzo di Giordano! (e non è così automatico, certa gente non lo capisce mai! )

    Spero di non essere uscito troppo dall'alveo del discorso da te indicato come precipuo! (in caso chiedo perdono)

  2. #32
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    Citazione Originariamente scritto da maredentro78 Vedi messaggio
    se è un approccio in cui credete si potrebbe fare con molte cose,e non sono d'accordo con Ayu,tutte le cose anche le più apparentemente semplici possono essere valutate con un approccio profondo e competente.
    Non ho capito in che senso non sei d'accordo con me... o meglio non capisco a quale mia frase ti riferisci!!! Forse a quando dico che non tutti devono per forza approfondire qualsiasi cosa? Se è così forse mi hai frainteso: era proprio una frase di "rispetto" nei confronti di tutti quelii che vogliono avere un approccio diretto (non mediato, cioè, da un "bagaglio tecnico") nei confronti dei libri, delle opere d'arte, ecc...
    Se invece ti riferivi a qualcos'altro, puoi chiarirmi? grazie!

  3. #33
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    Citazione Originariamente scritto da maredentro78 Vedi messaggio
    Altra cosa che mi premeva scrivere perché la sento molto,se un approccio solo emotivo non è completo non lo è neanche uno critico e asettico davanti a nessuna opera.
    allora sbaglio o sei perfettamente d'accordo con me in una soluzione "di mezzo"?

  4. #34
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    Citazione Originariamente scritto da Des Esseintes Vedi messaggio
    certe altre, anche dopo millemila libri, non han la capacità di rendersi conto di quanto sia importante o meno quel che han letto!
    La mia paura è proprio questa, di non riuscire mai ad arrivare al punto di essere in grado di dare un valore a quello che leggo, e invece di farmi influenzare sempre... ma mica solo per i libri...

    Inoltre spero veramente che nessuno abbia frainteso quello che ho provato a esprimere, io penso che le emozioni contino molto, ma sento il bisogno di distinguere e capire il perché un libro mi tocchi o meno certe corde, e da lì provare a capire se sono stato ingannato mentre leggevo, da libri che privilegiano le emozioni "facili", giocando sporco, o se effettivamente c'era del buono in quello che mi ha appassionato, fatto emozionare, o qualunque altra cosa. Voglio essere in grado di rendermene conto, e sto provando a iniziare quello che credo sia un cammino lungo e difficile.

    Ad esempio ora ho quasi finito La trilogia di New York di Paul Auster, un libro che ho trovato veramente piacevole da leggere, colmo di citazioni (prevalentemente citazioni della letteratura americana, ma non solo) in cui la trama conta veramente poco, quello che conta credo sia l'atto della scrittura in sè, le finzioni, gli inganni, il caso, e in tutto questo i cliché del poliziesco classico presenti in questo libro sono solo uno strumento per dire qualcos'altro, però se adesso doveste chiedermi quali siano i significati precisi che l'autore intendeva esplicare, il messaggio del libro, insomma, mi troverei in difficoltà, né saprei dire se questo è un libro buono o cattivo in assoluto, ma solo che mi ha dato piacere leggerlo perché contiene concetti interessanti e l'ho trovato scritto molto bene, ma potrei anche dire che che ad esempio, sul tema del doppio e dello sdoppiamento della personalità ho trovato finora molto più complesso e appassionante ed evocativo il "Jekyll e Hyde", di Stevenson. Io credo veramente che le due letture abbiano magari davvero poco a che fare, ma credo pure che sia fondamentale avere letto tanto e di tutto per provare a giudicare un libro. In ogni caso cercherò di approfondire anche le tematiche del libro di Auster, per vedere se ne cavo qualcosa in più.

    Magari se leggessi prima Joyce o Faulkner capirei meglio certe decostruzioni del romanzo classico che gli scrittori moderni hanno messo in atto, ma queste sono solo supposizioni, di certo non ho nulla, tranne il fatto che prima o poi vorrei approcciarmi anche a queste letture più impegnative, e che ancora prima vorrei costruirmi un bagaglio di letture classiche bello grosso, che facciano da base. Certo è che cogliere nel libro di Auster i riferimenti al Bartleby di Melville, e ad altri autori non può fare che piacere, avendo letto questi libri in precedenza. Io credo che in ogni caso quella che sto cercando di fare sia un ricerca personalissima dal quale non si possono trarre generalizzazioni, e credo che chi vuole debba trovare il proprio modo per approcciarsi alle cose che gli interessano senza pregiudizi o preconcetti, ma solo mettendosi in gioco e assorbire tutti i consigli che ritiene buoni come una spugna, cosa che sto cercando di fare in tutti i modi, e per questo vi ringrazio ancora una volta per tutti i contributi.
    Ultima modifica di Bacci; 06-18-2013 alle 04:21 PM.

  5. #35
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    @ Bacci: "Fino a che punto il lettore medio può permettersi di analizzare in maniera critica uno o più capisaldi della letteratura mondiale?"

    ti rispondo con molta sincerità: fino al punto estremo! nessuno scrive per i critici, tutti scrivono per i lettori, noi lettori siamo l'unico e imprescindibile confronto con lo scrittore. La critica letteraria è fuffa, gli scrittori fanno altro. Io sono estrema ed estremista, anarchica fino all'ultima costola, sono io che decido cosa vale e cosa non vale, abolirei la critica e i critici, solo così sarebbe normale leggere i capolavori invece della spazzatura. Ciò che la critica tocca si trasforma in segatura.

  6. #36
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    Mi permetto di rispondere a Elisa (ahahah!!! non credevo che anche tu per altri versi fossi un' "estremista"!!!), precisando che -almeno per quanto mi riguarda- quando parlo del valore della "critica" non intendo affatto (o almeno non solo) il diritto a una "sentenza" irrevocabile su un'opera piuttosto che un'altra...
    Se ho interpretato bene quello che ha scritto Bacci fin dal suo primissimo post (in caso contrario correggimi pure!), la "critica" che a lui interessa è quella che gli permette di chiarire aspetti non strettamente letterari che altrimenti gli sfuggirebbero...

    Ho cercato di spiegare nei miei post precedenti che questo è anche il mio punto di vista: se ho qualche "conoscenza in più" (se ad esempio sono rimasta talmente folgorata dai libri di Dosto da volermi chiedere chi è, cosa ha fatto nella vita, se si è ispirato a qualcuno o se qualcuno si è ispirato a lui, qual è il contesto storico-politico da cui sono usciti i suoi capolavori...) non potrò fare altro che apprezzare ancora di più l'autore che già mi aveva conquistato ad una prima lettura! Come posso apprezzare pienamente un'opera come I demoni se non so neanche cosa sia il nichilismo e che risvolti abbia avuto nella Russia contemporanea all'autore (oltre al fatto che la vicenda ha preso spunto da un episodio realmente accaduto)? Caso mai mi piacerà lo stesso, però perderò moltissime sfaccettature che la semplice lettura della prefazione e postfazione a una buona edizione mi avrebbero consentito...

    Mi permetto di tornare ad ampliare il discorso, facendo nuovamente riferimento all'architettura.



    Quest'opera è famosissima (caso mai non a tutti, ma a chi studia architettura sì): è il National Assembly che si trova a Dakha, in Bangladesh, dell'architetto Louis Kahn. Prima di averla studiata posso dire "che bella"... dopo averla studiata dico "è stupenda". Perchè? Ma perchè so che lavoro straordinario è stato compiuto da Kahn nel progettarla: so tutti i riferimenti all'architettura del luogo, so il perchè della scelta di certi materiali, ecc.ecc.

  7. #37

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    Leggo con grande piacere che la discussione continua con spunti interessanti e anche diversi. Mi piace.
    Io credo che sia importante leggere con diletto e avere diletto anche quando si vogliono approfondire aspetti di alcuni libri.
    Faccio un esempio pratico proprio di quesi giorni: ho iniziato a leggere per un gdl il romanzo di Fenoglio Il partigiano Johnny, per chi l'avesse letto sa che la scelta linguistica dell'autore è complessa (usa clachi, inglesismi, latinismi, francesismi e spesso lo stesso inglese ed italiano vengono utilizzati da Fenoglio in modo, come dire duttile).
    Ebbene questa sua scelta può rendere un pò ostica la lettura e la comprensione del testo e per alcuni partecipanti del gdl il risultato è la scrittura barocca di un autore intellettuale spocchioso.
    Io ho l'edizione in cui, a fine opera, c'è un saggio che approfondisce proprio questo aspetto e ho preferito partire da quello. Ecco che, grazie ad una preventiva lettura di questo saggio, ho potuto capire il contesto storico-culturale, la vita e le passioni di Fenoglio e capire i motivi profondi della sua scelta. Fatto questo sicuramente incontrerò delle difficoltà nella lettura, però non mi appariranno più pesanti e riuscirò a dare un giudizio sull'opera più obiettivo, anzi le sue scelte linguistiche, alla luce di tutto, le trovo solo un valore aggiunto.

    Spero che come esempio sia calzante!

  8. #38
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    @ Bacci: "Spesso mi sento inadeguato di fronte ad alcuni libri che vengono considerati dei classici imprescindibili della letteratura, perché, in fondo, mi chiedo cosa mai potrò cavare da solo da questa lettura, di non banale, di profondo, che riesca ad andare oltre ai semplici giudizi e alle mie opinioni personali."

    Questa è una frase che mi ha colpito perché comune e radicata in una cultura che vede l'individuo inadeguato di fronte al "Sacro" a un "Dio", inadeguatezza ed inferiorità che si traspone a tutto quello che pongo sull'altare, in questo caso il "classico". Nel momento stesso in cui sento la necessità di comprendere "oltre" cercherò di utilizzare i miei strumenti personali per comprendere più appieno e secondo il mio insindacabile giudizio quello a cui voglio arrivare, in un cammino personale di confronto e di arricchimento con quello che ho a disposizione. Io, singolo lettore, ho degli strumenti di comprensione che posso filtrare con la mia personale cultura letteraria, storica, sociale, ecc, con la mia singola esperienza di vita e di relazione, con la mia intelligenza razionale ed emotiva, con la mia capacità di cogliere il ponderabile e l'impondarabile che mi circonda, con la mia capacità di "dare" e di "prendere". In una comunicazione continua e vitale con il libro con cui mi sto confrontando. Solo se muovo e rinnovo pensieri caverò oro dalle pietre altrimenti caverò solo pietre.

    p.s. le tue opinioni personali, e non solo le tue. mi interessano molto più di quelle dei critici se no nessuno di noi sarebbe qui. Pensiamoci su

  9. #39
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    Citazione Originariamente scritto da Bacci Vedi messaggio
    Fino a che punto il lettore medio può permettersi di analizzare in maniera critica uno o più capisaldi della letteratura mondiale? Spesso mi sento inadeguato di fronte ad alcuni libri che vengono considerati dei classici imprescindibili della letteratura, perché, in fondo, mi chiedo cosa mai potrò cavare da solo da questa lettura, di non banale, di profondo, che riesca ad andare oltre ai semplici giudizi e alle mie opinioni personali.

    Anch'io mi sento spesso inadeguata di fronte a certi classici,ma é propio questo che trovo stimolante.IL sentirmi inadeguata,non all'altezza di comprendere, mi induce a fare ricerca.Per esempio:leggere altri libri di quell'autore,studiare il periodo storico in cui li ha scritti,approfondire alcuni riferimenti del libro.Tutto questo fa sì,che leggere un classico,diventi un'interessante scusa per leggere mille altre cose,che forse non avrei mai letto, se quel libro non mi avesse dato l'input.

  10. #40
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    Citazione Originariamente scritto da ayuthaya Vedi messaggio
    Non ho capito in che senso non sei d'accordo con me... o meglio non capisco a quale mia frase ti riferisci!!! Forse a quando dico che non tutti devono per forza approfondire qualsiasi cosa? Se è così forse mi hai frainteso: era proprio una frase di "rispetto" nei confronti di tutti quelii che vogliono avere un approccio diretto (non mediato, cioè, da un "bagaglio tecnico") nei confronti dei libri, delle opere d'arte, ecc...
    Se invece ti riferivi a qualcos'altro, puoi chiarirmi? grazie!
    Era esattamente quello che hai capito e mi hai risposto.
    Per quanto riguarda l'equilibrio permettimi ayu secondo me prendete la lettura troppo seriamente quindi non credo che siamo d'accordo per me questo "tecnico"va un pò tolto,non c'è voto e neanche esame,io sono per l'equilibrio anche nel numero di libri letti,non ho premura,ansia di collezionare il numero di libri ma accetto di gustarmeli anche dopo 3-4 settimane....poi magari la mia l'impressione è sbagliata!Per me la lettura è piacere e arricchimento e credo che il percorso di affinamento si faccia dopo un pò di tempo con o senza bagaglio tecnico.Ma questo è il mio modo d'essere!Dirò di più anche il parlare di libri se fatto in maniera troppo tecnica esclude molte persone e non sono per l'esclusione,ultimamente sono per l'avvicinamento.
    Ultima modifica di maredentro78; 06-22-2013 alle 06:53 PM.

  11. #41
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    Citazione Originariamente scritto da Bacci Vedi messaggio
    Ma questi non sono parametri oggettivi per giudicare il valore di un testo, quel valore che ha fatto sì che dopo qualche secolo questo sia ancora diffuso e riconosciuto come opera d'arte e noi tutti ancora oggi qui a leggerlo. Quali sono i parametri che ci possono aiutare a capire il valore reale di un libro? Lo stile della prosa, la sintassi, la grammatica, oppure il modo in cui vengono raccontati gli eventi, o la trama stessa, sono parametri più oggettivi? E se sì, quali sono i metodi per giudicarli?

    Secondo voi quanto una solida formazione è fondamentale e decisiva per dedicarsi a questo tipo di attività, e credete che sia possibile raggiungere un profondo livello di conoscenza della materia da autodidatta, potendo contare solo sulla propria voglia di imparare, un po' di sana curiosità e qualche soldino da spendere in libri ogni tanto? A volte, non potendo dedicare tutto il tempo che vorrei alla lettura e allo studio (non avendo mai frequentato corsi su questi argomenti) mi prende un profondo scoramento e mi viene da pensare che piuttosto che leggere 30 libri in un anno dovrei leggerne due soli e dedicarmi di più agli approfondimenti. Ma il tempo è poco e l’urgenza di leggere cose nuove mi allontana da questi propositi, per cui rimango con questa sensazione di sconforto mista al disagio, di sprecare il mio tempo potendo comprendere solo una porzione irrisoria di quanto gli autori di ciò che sto leggendo volevano esprimere. Quali sono le vostre idee in proposito? Quali sono i parametri oggettivi per giudicare un libro di valore? Siete sicuri della vostra conoscenza della materia tanto da non farvi mai questi problemi o avete anche voi ansie paure e frustrazioni? Mi faccio troppe domande? Il fatto è che a volte provo a prendere le cose con più spensieratezza, ma questi dubbi piano piano tornano sempre a galla, per cui le considero questioni non risolte Rispondete con pensieri in libertà, se vi sentite, sono interessatissimo alle vostre opinioni
    La questione che poni è interessante e molto complessa. Mi limito a suggerire una cosa che mi è parso non sia emersa nelle repliche che hai ricevuto: accedi ai classici in lingua originale. E' molto importante se non vuoi limitarti a un piano di lettura di pura superficie, epiteliale. Uno dei passi fondamentali per avvicinarsi agli obiettivi che ti proponi è l'apprendimento delle lingue: ti permette di liberarti delle mediazioni della traduzione, che in taluni casi limitano in maniera drammatica la fruizione dell'opera. Puoi osservare lo scempio, a puro titolo di esempio, ne: Il giovane Holden e Il grande Gatsby. Nella poesia questo bagaglio diventa imprescindibile per qualunque lettore che voglia accostarsi con un minimo di serietà.
    Per gli aspetti di filosofia estetica hanno dato dei contributi importanti Hegel e alcune scuole di pensiero:la scuola psicanalitica, quella di stampo marxista (Lukacs) e quella di Francoforte (Adorno).

  12. #42
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    Citazione Originariamente scritto da Bacci Vedi messaggio
    Prendo spunto da recenti dibattiti letti in giro per la rete, per chiedere opinioni a voi riguardo un tema che trovo da sempre molto interessante e stimolante.
    Fino a che punto il lettore medio può permettersi di analizzare in maniera critica uno o più capisaldi della letteratura mondiale? Spesso mi sento inadeguato di fronte ad alcuni libri che vengono considerati dei classici imprescindibili della letteratura, perché, in fondo, mi chiedo cosa mai potrò cavare da solo da questa lettura, di non banale, di profondo, che riesca ad andare oltre ai semplici giudizi e alle mie opinioni personali. Nell'attimo in cui mi accingo a leggere un classico per la prima volta, per un momento sono l'ultima persona sulla terra a farlo, di milioni e milioni che l'hanno fatto prima di me. Cosa mai potrò trarre, senza alcun appiglio, da un timore reverenziale come questo? Da un libro tutti noi possiamo trarre sensazioni piacevoli che vadano a toccare delle corde nascoste dei nostri sentimenti, che ci riportino alla mente dei bei ricordi, che ci incantino per qualche svariato motivo o semplicemente ci facciano trascorrere qualche ora in piacevole serenità. Ma questi non sono parametri oggettivi per giudicare il valore di un testo, quel valore che ha fatto sì che dopo qualche secolo questo sia ancora diffuso e riconosciuto come opera d'arte e noi tutti ancora oggi qui a leggerlo. Quali sono i parametri che ci possono aiutare a capire il valore reale di un libro? Lo stile della prosa, la sintassi, la grammatica, oppure il modo in cui vengono raccontati gli eventi, o la trama stessa, sono parametri più oggettivi? E se sì, quali sono i metodi per giudicarli.....

    Per la letteratura credo proprio che sia lo stesso. E spero di non essermi già risposto da solo, annullando il senso di questo topic, con quanto ho tentato di esprimere qui sopra. Quello che volevo chiedervi in sintesi, è se anche voi provate questo disagio, questo senso di oppressione e allo stesso tempo questa urgenza di informarsi e di comprendere, questa difficoltà a formulare un giudizio dopo aver letto un libro, o se siete certi della vostra cultura e vi sentite in grado di affrontare qualunque tipo di libro senza remore. Secondo voi quanto una solida formazione è fondamentale e decisiva per dedicarsi a questo tipo di attività, e credete che sia possibile raggiungere un profondo livello di conoscenza della materia da autodidatta, potendo contare solo sulla propria voglia di imparare, un po' di sana curiosità e qualche soldino da spendere in libri ogni tanto..
    Argomento molto interessante e forse qualcosa di più.....
    Leggo per hobby e per curiosità e non ho certo una solida formazione per poter dare valutazioni corrette sul valore di un'opera e tanto meno di un classico. Nella mia modesta conoscenza ho sempre pensato che il valore di un libro non stia solo nell'argomento che tratta o nella storia che descrive, ma nel MODO in cui queste cose sono descritte, e qui entra in gioco oltre alla sintassi, grammatica ecc.... la capacità artistica dell'autore di comporre tutte queste cose in modo sublime per coinvolgere, anche emotivamente, il lettore. Tale mia convinzione viene elevata a potenza nella valutazione dei "classici". Resto però convinto che sia necessaria e fondamentale una più che SOLIDA formazione per poter esprimere un giudizio obbiettivo su un' opera. Faccio un esempio:
    Ho giocato molti anni al calcio e, anche se non a livello professionistico, con molta serietà ed impegno. Poi, sempre a livello dilettantistico, sono stato dirigente per oltre venti anni. In questo periodo ho seguito forse qualche migliaia di incontri, e mi capitava spesso di aver visto giocare un certo calciatore una sola volta per ricordarne con precisione le caratteristiche tecniche e di riconoscerlo alla prima occasione che avevo di rivederlo. Naturalmente vedevo le partite insieme ad altri, ma mi accorgevo che, quasi nessuno, aveva questa sensibilità. Questo accadeva perché avevo una "SOLIDA" e profonda preparazione sull'argomento, cosa che si può ottenere (anche se non senza impegno) nella conoscenza di un gioco, ma difficilissima in un argomento di una vastità oceanica come la letteratura e anche altre arti.
    [/U]

  13. #43
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    Ciao Bacci, facci sapere a che conclusioni sei giunto...

  14. #44
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    Citazione Originariamente scritto da ila78 Vedi messaggio
    Leggendo questa discussione l'unica cosa che mi viene da pensare è "Ila sei proprio una bestia: da sempre leggi per puro piacere e i "mattoni" che non ti coinvolgono dopo 20 pagg li rifuggi come la peste, ti piacciono da morire gli Impressionisti e Picasso non lo capisci, hai letto Dan Brown (ma non mi è piaciuto ) e nei GDL fai solo commenti superficiali, infarciti di cavolate il più delle volte"....un giorno o l'altro mi esilieranno dal forum....
    Anche a me piacciono gli impressionisti (adoro A. Monet) e non capisco Picasso e l'astrattismo. Riconosco però che gli addetti ai lavori (gente che conosce la pittura in tutte le sue sfumature) possa fare valutazioni diverse. Però la bellezza di poter apprezzare un opera letteraria (so appena appena scrivere e non ho mai dipinto - nemmeno verniciato) senza andare a cercare tutti i perché di questa sensazione mi gratifica, nel senso che riesce ancora ad emozionarmi, sensazione del tutto "umana" e che apprezzo sempre di più col trascorrere del tempo.

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