“Io sono morto” è un thriller surreale, una commedia nera che inizia dalla fine.
PierPaolo Fabbris, imprenditore cinquantenne, muore stroncato da un infarto e scoprirà, a sue spese, quanto può essere complicata la vita dopo il trapasso: certezze che si dissolvono per lasciare spazio a nuove strampalate realtà.
Fede, superstizione, Dei e Demoni, una giostra multicolore nel tetro Luna Park della Morte, nel quale vittime e carnefici si contendono l’ambito scettro del potere.
Un viaggio insolito, morboso e singolare all’insegna del paradosso.



Di questo nuovo lavoro di Vera Q. mi ha stupito la caratterizzazione dei due protagonisti indiscussi, Dio e Satana. Quest'ultimo surclassa di una spanna il Woland di Bulgakov: per molti starò dicendo un'eresia ma questa versione del diavolo dipinta dall'autrice è davvero troppo esilarante e "umana, troppo umana". Irriverente, caustico, mattacchione, incontenibile: per non parlare delle citazioni acculturate di cinema e letteratura, questo è stato un tocco geniale e un incredibile valore aggiunto.
Dio, d'altro canto, nonostante mi abbia spiazzato la rappresentazione canonica che ne fa l'autrice (non mi aspettavo lo ritraesse pedissequamente in tunica di lino e lunga barba bianca, mi sarei aspettato qualcosa di più anticonformista), mi ha fatto "morire" quando si lascia andare a esclamazioni di insofferenza verso il suo socio, arrivando a nominare il proprio nome invano (mi ha ricordato un libro di Giobbe Covatta, quando qualcuno esclama "Gesù!" per esternare il proprio stupore, e Gesù stesso risponde "Oui, c'est moi").
Per quanto riguarda lo stile, siamo sempre sulle stesse corde dei due lavori precedenti, anche se qua e là si nota una piccola voglia di strafare, nell'accostare certi termini oppure in alcuni voli pindarici.
La torsione narrativa sul finale è spiazzante, tanto che ho dovuto rileggere l'ultimo capitolo per rimettere ogni tassello al suo posto.
In conclusione, la forza di questo libro sono i personaggi che "offuscano" - nel senso positivo del termine - una storyline onirica, a tratti anche cruda, alleggerita come sempre da uno stile e una verve ironici e taglienti a cui l'autrice ci ha ormai abituato.