Un delitto è sempre orribile. Ma se a morire è una ragazzina undicenne, di colore, colpita apparentemente per puro caso, allora una cappa nera di odio rischia di avvolgere l'intera comunità e di suscitare un'irrefrenabile sete di vendetta. E infatti gli occhi di tutta San Francisco sono puntati sul tenente Lindsay Boxer: è sua la responsabilità di trovare l'assassino, il pazzo che ha sparato addosso a una piccola folla, uccidendo però soltanto la piccola Tasha. Senza indizi concreti né piste valide, e contro ogni logica, Lindsay si aggrappa a un'intuizione: forse il movente di quell'omicidio non è l'odio razziale, bensì un impulso oscuro, più sfuggente e quindi molto più pericoloso. E sa pure che c'è un'unica risorsa su cui può contare, cioè riunire di nuovo le "Donne del club omicidi", lei e le sue amiche Claire Washburn, Jill Bernhardt e Cindy Thomas: medico legale, sostituto procuratore e giornalista, le "tre menti più acute e brillanti della città"...

Secondo capitolo della serie de Le donne del club omicidi, appena terminato e devo dire che mi è piaciuto molto, stavolta non ho azzeccato il colpevole anzi ottimo ritmo e trama non scontata, bene!