"Ne ho conosciuti a decine di sprecati in questa città. Sprecarsi a Livorno è la cosa più facile del mondo. Tutto ti aiuta a farlo."

Tipico caso in cui entri in libreria, girottoli per gli scaffali e ti imbatti in un titolo che ti incuriosisce. Inoltre e' un libricino piccolo, e' estate, fa caldo, ti ci vuole una storia da leggere senza passarci delle settimane e possibilmente piacevole.

Direi scelta estremamente azzeccata e colpo di fortuna. Un romanzo veramente interessante, ben scritto, con un linguaggio che mi e' piaciuto per il suo non essere superficiale (anzi con riferimenti storico-culturali interessanti) senza pero' essere troppo forbito.
(Troppo sovente i giovani scrittori vanno in cerca dello stile inusuale, dell'originalita' a tutti i costi, magari scimmiottando i vari Baricco e co. mentre qui non e' il caso.)

L'autore cerca di spiegare la "livornesita' " al lettore attraverso il racconto autobiografico di una fase difficile della propria vita. Tenta di far comprendere le forti contraddizioni della gente 'labronica' in cui il senso di appartenenza alla citta' e' unico nel suo genere ma che ha un suo lato un po' oscuro. Un lato che ti porta a celebrare l'essere a forte discapito del fare. Un 'buco nero' della tipicita' livornese dal quale l'autore riesce a fuggire.

Una precisazione: a me e' piaciuto particolarmente anche forse per il fatto di conoscere l'argomento molto da...vicino, per cosi' dire, vivendo a una ventina di Km da Livorno, nel posto piu' disprezzato dai livornesi.