"La parete" è il diario di una donna che a seguito di un evento inspiegabile, una parete trasparente che circonda alcune montagne, rimane isolata dal resto del mondo. L 'autrice descrive con intensa attenzione la sua modificazione interiore e fisica nel vivere un quotidiano denso di fatiche e di paure, il suo stare all'essenza delle cose e riscoprire un'autonomia e una valorizzazione di sé quasi dimenticata. Nella solitudine si apre all'amore per la natura, per gli animali, per se stessa abbandonandosi a nuove gioie, sensazioni, emozioni che sente profondamente sue; nella solitudine rivisita il suo passato, i ricordi più belli ma anche il malessere e l'estraneità che già esistevano ma solo ora affiorano e la portano a una consapevole pacificazione.

Pubblicato nel 1963, questo libro si è imposto - se così si può dire - negli ultimi tempi. Ne è stato persino ricavato un film nel 2012, che ha vinto un premio minore al Festival del Cinema di Berlino.

Una Robinson Crusoe dei nostri tempi (vi assicuro che questo romanzo porta bene i suoi 50 anni e forse solo l'evento scatenante - ovvero questa parete trasparente inspiegabile - è un po' figlia degli anni '60 come idea) che vive senza sapere nulla di quello che è successo nel resto del mondo. Ma dopo un po' quasi non se ne preoccupa più, tanto è tesa a sopravvivere e a dare un'esistenza decorosa ai suoi animali.

E' un percorso interiore forse scontato, ma ben descritto: descritto con una prosa piatta e monotona, ma adattissima alla cronaca raccontata. Non pensate infatti che questo scrivere piatto e senza eccessi sia noioso. Al contrario, ti proietta nel modo migliore dentro al libro, ti fa vivere le giornate di questa donna con i suoi ritmi. Uno stile che mi ha affascinato e mi ha fatto compagnia. Ora che l'ho finito, ne sento la mancanza.

Chi ama e conosce la montagna potrà apprezzare questo libro al meglio, ma non è un prerequisito assoluto per goderne la lettura.