Un grande romanzo del premio Nobel siciliano, spesso dimenticato o, erroneamente, ritenuto tra i meno riusciti. La narrazione, intensissima, ci porta nel cuore delle tensioni sociali, degli scandali e del senso di amara delusione che pervadono la Sicilia e l'Italia alla fine dell'Ottocento.
La vicenda coinvolge i tre, diversissimi, fratelli provenienti da un'antichissima schiatta nobiliare ma ora separati dalle diverse strade intraprese: l'appoggio al nuovo Regno d'Italia e al processo del Risorgimento (Caterina), la nostalgia per il regime borbonico (principe di Laurentano), la disillusione e il disincanto verso ogni cosa (Cosmo Laurentano). Intorno, le nuove generazioni che non sembrano avere più la forza dell'ideale che, trent'anni prima, aveva spinto i patrioti all'Unità; il nuovo ceto degli affari, avido e indifferente alle sofferenze del popolo; gli uomini politici, corrotti e incapaci.
Sullo sfondo dei drammi personali, di stampo tutto pirandelliano (con molti tratti autobiografici), una Sicilia prostrata, sfruttata e malgovernata, incapace di trovare la via per un nuovo riscatto.
Un libro amaro ma molto intenso, da leggere.