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Il silenzio dell'innocenza

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Discussione: Mam, Somaly - Il silenzio dell'innocenza

  1. #1
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    Predefinito Mam, Somaly - Il silenzio dell'innocenza

    L'autrice di questo libro è nata in un villaggio sperduto della Cambogia. Non sa chi siano i suoi genitori naturali, non sa esattamente quando è nata. Come tantissimi altri bambini suoi conterranei, fu venduta dalla sua famiglia per qualche soldo ad un "nonno" che di nonno aveva solo il nome; nessun legame di parentela e nessun atteggiamento affettuoso che questa parola potrebbe richiamare alla mente. Un uomo brutale, che picchiava la "figlia adottiva" e la sfruttava all'inverosimile. Quando subì, ancora bambina, la prima di una lunga serie di violenze sessuali, ella capì che non avrebbe potuto parlare o lamentarsi: era la norma, era il destino di tutte le bambine e, più tardi, delle donne. Una volta cresciuta, il suo destino fu simile a quello di tante altre donne cambogiane che vivevano in povertà: il bordello. Clienti perversi e violenti, ancora violenze sessuali continue e di ogni genere, soprusi e sevizie inenarrabili da parte dei tenutari, destinati in particolare a lei, dotata di un carattere più reattivo della media.
    Pian piano Somaly, diventata adulta, conosce alcune persone e vede la possibilità di lasciare quella vita, di trovare un lavoro e di stringere legami tra cui, in ultimo, quello con l'attuale pur scorbutico marito, che la sostiene in una lotta portata avanti con coraggio e determinazione. Non è facile, per le donne, lasciare l'attività di prostitute; anche fuori dal bordello non vi è altro che miseria, sfruttamenti, violenze di ogni genere e tuttora, leggendo il libro, si può constatare rabbrividendo che non è cambiato molto e che le famiglie, che spesso vivono nella povertà più nera, ancora oggi usano la pratica atroce di vendere i bambini al miglior offerente.
    La forza di Somaly l'ha aiutata a volgere l'inferno in cui ha vissuto in speranza e ad aprire un'associazione no-profit -la AFESIP - un centro di accoglienza e di aiuto, prima in Cambogia e poi in Thailandia, Vietnam e Laos, dove trovano rifugio bambine vendute, donne schiavizzate, sfruttate e violentate: persone che solo chi, come lei, ha vissuto un dramma simile al loro può davvero comprendere. Non che sia facile, anzi: Somaly subisce continue minacce rivolte a sé e ai propri figli e, ogni giorno, mette a rischio la propria vita con la sua attività. Ma ha scelto di rischiare e di combattere.
    Non si tratta di un romanzo, ma di una testimonianza, di fatti reali che debbono essere conosciuti. Da leggere per apprendere dalla voce di una vittima fatti spesso taciuti
    o sentiti raccontare con il distacco che tristemente talvolta si riserva a ciò che non ci tocca direttamente.

  2. #2
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    Duro, crudo, angosciante proprio come la storia che racconta. Questo libro è un pugno nello stomaco dal quale è difficile riprendersi. Tuttavia leggerlo serve: serve a noi per capire che il mondo non è solo quello civilizzato ed ordinato che ruota intorno a noi, ma anche quello povero, disastrato e corrotto in cui vivono milioni di persone poco al di là del nostro naso. E serve anche a Somaly Mam che lo ha scritto: dobbiamo dimostrarle che le infinite sofferenze che ha vissuto non sono state vane. Anche scrivere questo libro e ricordare le atrocità di cui è stata vittima per lei è stato difficile: non ricorda quasi nulla della sua infanzia, ricorda solo gli odori, i colori ed i sapori della foresta e del villaggio in cui ha trascorso i primi anni della sua vita. Dall’età di otto anni è stata venduta, costretta a lavorare per portare soldi ad un vecchio che li spendeva in alchool e la picchiava, ma al quale lei doveva rispetto. E’ stata violentata più e più volte, venduta da un bordello all’altro, il suo corpo ha subito le umiliazioni più atroci da cambogiani e bianchi di ogni fazione politica o etnia. Ma è riuscita ad uscirne, con sommi sforzi e difficoltà indicibili che le hanno lasciato segni indelebili ed ha fondato un’associazione, l’Afesip, che si occupa di salvare quante più bambine e raggazze possibile dal traffico delle donne e dal giro della prostituzione.
    I suoi nemici più grandi sono la corruzione, l’indifferenza, la mentalità ristretta e la grande pressione economica. Ma lo sono anche il doppiogioco della polizia, i poteri forti di personalità intoccabili, la lentezza nell’arrivo dei fondi, la burocrazia che seppellisce la speranza. Eppure lei non si è arresa, nonostante le minacce di morte rivolte a lei, alla sua famiglia ed ai suoi collaboratori, Somaly porta avanti la sua battaglia: salvare quante più ragazze possibile ed aiutarle a raggiungere un’indipendenza finanziaria attraverso il reinserimento sociale e professionale.
    Questo libro, in cui Somaly racconta in prima persona la sua storia, è una testimonianza forte e dura da mandar giù, soprattutto per noi occidentali che poco sappiamo del degrado e dell’umiliazione ancora così presente e radicata in certe parti del mondo. Confesso che non è stato facile portare a termine la lettura, sia per lo stile a tratti non esattamente scorrevole, sia per la crudezza delle vicende raccontate. Tuttavia credo che non bisogna sottrarsi a storie come questa: conoscere è il primo passo per cambiare le cose, anche nel nostro piccolo, anche attraverso le pagine di un libro.
    Perciò vi dico: farà male, ma leggetelo.

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