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Discussione: Veronesi, Sandro - XY

  1. #1
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    Ho finito ieri sera di leggere questo libro che non so catalogare in un genere preciso, perché non è un vero giallo, non è un fantasy, né un horror (anche se c'è il soprannaturale e il demoniaco)...forse è un ibrido (e, a partire dal titolo, la genetica non manca) perché contiene diversi sottogeneri al suo interno.
    La lettura scorreva ed io diventavo sempre più curiosa di scoprire il finale (anche se poi non è un finale chiuso,ma aperto a diverse interpretazioni) non tanto per l'aspetto davvero inspiegabile degli efferati crimini delle 11 vittime del borgo immaginario di San Giuda in Trentino, ma soprattutto per le vite dei protagonisti principali, una giovane psichiatra ex sciatrice ed un parroco che ascolta De Andrè ed è stato missionario in America Latina.

    E' diverso dai precedenti romanzi di Veronesi, non so ancora dire se mi è davvero piaciuto, ma posso dire che ne ho apprezzato varie parti e a breve riporterò anche delle citazioni e delle riflessioni personali.

    Mi farebbe piacere condividere con voi questa recensione,soprattutto la parte finale XY, di Sandro Veronesi - La recensione di la Repubblica - ilmiolibro.it | ilmiolibro.it stampa libri

  2. #2
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    Predefinito

    Mi ero dimenticata di dire che a fine romanzo c'è la novella di Arrigo Boito, L'alfier nero (che io però devo ancora leggere).

    Intanto ecco le parti che mi hanno colpita perché le ho trovate affini a me:

    - Perché? Perché? Perché non riesco mai a fare quello che mi riprometto di fare?
    Cioè, non dovrebbe essere tanto difficile, no? Ma niente- faccio il contrario. Sono stufa, ca**o, stufa. Sono una masochista? Stai a vedere che dobbiamo scoprire questa banale verità, che sono semplicemente masochista. Ma no che non sono masochista. E' la sindrome di Bezuchov, piuttosto, la sua domanda micidiale: Perché io so quello che è bene e continuo a fare male? Appunto. Che poi non è nemmeno questo, no - è peggio di questo. Bezuchov sapeva distinguere il bene dal male e faceva il male consapevolmente; ma, almeno, non si era impegnato con se stesso a non farlo. Io invece distinguo, mi riprometto solennemente di fare bene e poi, al momento decisivo, e senza venire travolta, si badi bene, o sopraffatta da qualche forza superiore - no, nel pieno possesso delle mie facoltà, e senza nemmeno lottare un po', senza nemmeno soccombervi, faccio il male.
    Sono pericolosa.


    - Era paura fresca, vitale, provata mentre facevo qualcosa di attivo e intenzionale - e questa paura non paralizza e non deprime come quella melmosa e febbricitante nella quale stagnavo fino a ieri, quando ero solo spettatrice, lontana, passiva, inebetita.
    ...constatare che la paura che marcisce i nostri atti mentali è quella che si prova da fermi, nella fossa biologica immane delle nostre case comprate col mutuo, col ronzio tecnologico in sottofondo che ci carica di elettroni malati - be', fa sempre un certo effetto.


    E' tipico dei figli unici rendere i genitori uno il reciproco dell'altro, per farsi schiacciare dal loro incastro.

    Non posso continuare. Continuerò.
    (ma questa citazione è di Samuel Beckett )

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