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I fratelli Tanner

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Discussione: Walser, Robert - I fratelli Tanner

  1. #1
    Vagabonding Member
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    Predefinito Walser, Robert - I fratelli Tanner

    "Si troverebbe tutto meraviglioso se si fosse capaci di sentire tutto, perché non può essere che una cosa sia meravigliosa e l’altra no."

    Non smetterò mai di stupirmi della capacità di questo autore di essere incredibilmente “diverso” e, a suo modo, rivoluzionario (ricordo che le sue opere maggiori datano il primo decennio del secolo scorso) all'interno di una forma del tutto tradizionale. La sua prosa è semplice, fresca, lineare. Nessuna sperimentazione linguistica caratterizza lo stile di Walser: I fratelli Tanner sembra il tema svolto da un giovane alunno che voglia fare bella figura davanti alla maestra. Eppure si capisce subito che la “rottura” rispetto al passato è netta, irreversibile. Ce lo dicono l'ironia sottile e giocosa (che, come nel Jakob von Gunten, fa sorgere il sospetto che l'autore ci stia prendendo un po’ in giro), l'atmosfera sospesa, quel senso di “inconsistenza” che fa assomigliare le sue opere alla trascrizione di un sogno...

    Ecco cosa l'autore ha affermato di se stesso alla fine della sua vita: “Se potessi tornare indietro a quando avevo trent'anni, non scriverei più nel vuoto come un farfallone romantico, che nella sua stravaganza se ne infischia di tutto. Non si può negare la società: bisogna viverci, e lottare per essa e contro di essa. È questo il difetto dei miei romanzi. Sono troppo lunatici, troppo riflessivi, e quanto alla composizione spesso troppo trasandati”.
    Credo non ci siano parole più appropriate per commentare questo libro, così come gli altri scritti da lui. Con l'unica fondamentale differenza che ciò che Walser si attribuisce come difetto è invece ciò che rende i suoi romanzi unici, fuori da qualsiasi schema.

    Simon Tanner, protagonista indiscusso di questo libro, è una figura davvero singolare. È un fannullone, in quanto – come afferma lui stesso – “sentivo che il giorno era troppo bello perché potessi avere l’indolenza di profanarlo col lavoro...”. In questa candida affermazione è racchiusa la chiave della sua filosofia: Simon non è un ozioso, ma un giovane che ama la vita in modo limpido, entusiastico, infantile (“o fratello eternamente gaio!” lo chiama sua sorella Hedwig) e amandola, contemplandola, lasciandola scorrere dentro di sé senza la pretesa di trattenerla, egli è capace di viverla pienamente, in ogni suo singolo istante. Anche il dovere è qualcosa che può compiere solo identificandosi pienamente in esso, e infatti – nei brevi periodi in cui è occupato in qualche professione - egli vi si immerge completamente, senza riserve (“amo qualsiasi lavoro tranne quelli che per essere praticati non richiedono l’impiego di tutte le energie disponibili”.)
    Come i bambini, ha mantenuta intatta la capacità di stupirsi e di gioire di qualsiasi cosa, persino della sventura, e la sua unica preoccupazione è non sprecare l’occasione del proprio presente (“io non voglio un avvenire, voglio avere un presente. Mi sembra più prezioso. Si ha un avvenire soltanto quando si ha un presente, e quando si ha un presente si dimentica anche solo di pensare a un avvenire.”). Non si scandalizza di nulla e non disprezza nessuno; allo stesso modo non si cura di scandalizzare o di essere disprezzato.

    Sono talmente sinceri e contagiosi il suo entusiasmo, la sua innocenza, il suo ottimismo, da far sorgere il dubbio (per chi non avesse letto il libro) di un personaggio troppo perfetto per risultare credibile, o di un intento moralista da parte dell'autore. Al contrario, esaltando ciò che normalmente è reputato un disonore (il “vivere alla giornata”, ad esempio, ma anche l'annichilimento nel servizio, tema che verrà ripreso nel Jakob von Gunten con sfumature più cupe e ambigue) e deridendo ciò che i benpensanti considerano fondamentale e irrinunciabile (una buona reputazione, una posizione solida, il dovere di costruirsi un “avvenire”), Simon Tanner è una figura di rottura, capace di metterci in discussione.
    L’eccezionalità del suo carattere e la profondità delle sue riflessioni sono molto maggiori di quello che la leggerezza del romanzo farebbe credere. D’altra parte, il tono lievemente canzonatorio insito nello stile di Walser ci spinge a non prendere nulla troppo sul serio, neppure queste stesse riflessioni che pure nascondono profonde (e a volte scomode) verità.

  2. #2
    Space's Skeleton
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    Interessante, messa così sembra somigliare molto a "vita di un perdigiorno" di Von Eichendorff solo girato in negativo e privato del rapporto di natura quasi mistico-religiosa, di profondo scambio, con la natura, che quindi "nobilita" la dimensione romantica del sogno (non a caso Eichendorff è l'inventore della wanderlust romantica, cioè una malinconia poetica e sottile che spinge all'avventura e all'apertura verso la dimensione fantastica e spirituale) e non la fa chiudere in sè stessa.

    Da come lo descrivi, sembra che Walser descriva un personaggio a cui invece questa dimensione "trascendente" manchi e quindi in cui l'eterno presente sia una sorta di fuga dalla realtà e di stallo esistenziale, che finisce in una solipsistica bolla di sapone, cadendo nell'errore alla rovescia di chi fa la solidità, la sicurezza e i vari valori borghesi, improntati all'utilitarismo razionalista, il suo vessillo. E' così?

    Comunque mi hai definitivamente incuriosito e dovrò comprare qualcosa di quest'autore, prima o poi!

  3. #3
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    Aulico, elegiaco, algido, surreale, onirico, bucolico sono alcuni aggettivi che il mio pensiero accosta a questo libro di Robert Walser. In campagna…..i giorni arrivavano tanto in silenzio che, prima di potersene accorgere, era già di nuovo sera…. Di fronte a una riflessione del genere bisogna inchinarsi e levarsi il cappello. Ci sono poi le descrizioni dei paesaggi, del risveglio primaverile della natura, veramente mirabili, da paragonare quasi ai quadri sul tema di C. Monet (e non è un complimento da poco!!! ). Ci sono poi i personaggi del libro, i fratelli Tanner e pochi altri: E’ un libro che non ha una trama ben definita ma una concatenazioni di situazioni che coinvolgono Simon, l’indiscusso protagonista della storia. Ci sono anche gli altri fratelli, ma sono solo comprimari. Uno fa il pittore e ogni suo comportamento è finalizzato al miglioramento della sua arte. Il fratello maggiore , con una solida occupazione e ben integrato nel sistema, si preoccupa per la conduzione di vita dei fratelli, soprattutto di Simon, ma non trova il coraggio di rimproverarlo più di tanto, tenuto conto che, poi, anche il suo sistema di vita non gli regala grandi soddisfazioni. C’è una sorella, maestra, con un bellissimo carattere, ma che anche lei, alla fine, si ribella al ruolo che le ha assegnato la società di sorella-madre. Nella storia entra, per inciso, anche un altro fratello (fratellastro?) che aveva grandissime qualità me è finito in manicomio. Il protagonista è lui, Simon. Una bella giornata di sole bisogna assaporarla pienamente, non può essere contaminata da impegni di lavoro. Questa è la sua filosofia di vita, che segue con convinzione. Vivere alla giornata, lavorare quel poco che è necessario per avere un alloggio, un vestito, un piatto di minestra. Tutto il resto del tempo vivere, godersi la natura tra lunghissime passeggiate (la passeggiata è un tema ricorrente in questo autore) di giorno, di notte, per raggiungere altri posti, per far visita ai fratelli, senza alcun vincolo o dipendenza, ma soprattutto per essere in perfetta simbiosi con la natura . E’ qualcosa di ambizioso, difficile da raggiungere ma nel quale egli crede pienamente, addirittura paragonando la sua perfetta forma e salute fisica, derivata anche dal suo comportamento senza costrizioni, all’ aspetto fisico “pallido e ingobbito” di chi lotta tutti i giorni per arricchirsi. Questo sistema di vita condiziona, inevitabilmente, i suoi rapporti con gli altri, che sono per lo meno “strani “ o “aggrovigliati”. Si invaghisce di una affascinante padrona di casa che però (fatto abbastanza frequente e normale nella vita) si innamora di uno appena conosciuto(suo fratello pittore). Sono fatto per amare e non per essere amato, questa è la sua reazione al fatto!! Ora dico, anche all’inizio del secolo scorso, uno di vent’anni , con le pulsioni dei vent’anni, in una situazione del genere, normalmente, sbatte la testa contro il muro, altroché “sono fatto per amare e non per essere amato” . C’è poi il rapporto con la padrona in un suo lavoro da “domestico” Egli lavora irreprensibilmente, è ammirato e considerato, ma la sua ambizione è quella di essere, piano piano, talmente “impertinente” da indurre la sua padrona a schiaffeggiarlo!! (e probabilmente, visto il prosieguo del storia, ci riesce.) Perché questo ? per assumere più importanza? C’è poi l’amicizia maschile con una persona sensibile incontrata per caso che poi si rileva essere “gay “ (perché italiano?) che egli cerca di mantenere, ovviamente senza successo, anche quando si accorge che l’altro vorrebbe un rapporto molto più intimo di un’amicizia. Alla fine questi suoi comportamenti lo avvicinano, inesorabilmente, ai margini della società , ma il suo fascino personale, soprattutto verso l’altro sesso, lascia intendere che la direttrice di una “casa di cura per il popolo” lo porterà alla salvezza. Che dire di quest’opera? Non si può negare un certo fascino ed è scritta molto bene, ma io amo maggiormente storie senza troppe riflessioni filosofiche e più "incastonate" nella vita reale. Con tutto questo sono contento di aver letto questo romanzo.
    Ultima modifica di Grantenca; 12-27-2014 alle 11:03 AM.

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