Dalla quarta di copertina:
Chiusi in un mondo a parte, in un recinto domestico che oscilla tra lo Zoo di Tennessee Williams e un set di Ingmar Bergman, tre personaggi senza nome - il padre romantico e fragile, la madre onnipotente e manipolatrice, e la dolce "innocua figlia" non poi così candida - si amano lungo gli anni di un amore malato e claustrofobico, sfidandosi a colpi di seduzioni, ricatti, tentazioni morbose, ambizioni frustrate, fino ad annientarsi l'un l'altro in un rituale di umiliazione, mutilazione, eliminazione prima emotiva e poi carnale. Il romanzo è un monologo ossessivo, un dramma della memoria raccontato dalla figlia che ricorda in un lungo flashback.

E' la prima volta che leggo qualcosa di questa autrice, ma questo romanzo è un pugno nello stomaco, angosciante e devo dire che ho fatto fatica ad andare avanti, nonostante lo stile sia veloce e rotola via benissimo, da leggere d'un fiato se non fosse per l'argomento...feroce.
Tre personaggi chiusi nel loro mondo fatto di rabbia,rancore, forse anche amore ma il tutto con esasperato vampirismo l'uno con l'altro.
La Santacroce scrive meravigliosamente, ma mi trasmette ansia.