Ho trovato questo libro in un mercatino di libri usati, insieme con il primo libro della sfida e con l'ultimo.
Bartolomeo Vanzetti è un uomo onesto, intelligente, cattolico praticante, oserei dire papista. Emigrò in America dopo la morte della madre. In queste lettere leggo che povero, lacero e senza un soldo, insieme con un compagno di viaggio bussò alla porta di una emigrata calabrese, la quale aveva in braccio un bambino ed altri alla veste, viveva sola, il marito lavorava nelle ferrovie, li guardò e li ospitò, non aveva nulla da mangiare per lei e i propri figli, solo due pani, e ne diede uno a Bartolomeo ed al suo compagno.
Bartolomeo cercò un lavoro nei pressi della casa dell'emigrante, con il primo stipendio, l'amico scappò in California, Bartolomeo andò a saldare il debito morale che aveva con quella donna.
Da cattolico divenne anarchico, le sue letture si spostarono dalla bibbia a Marx e Gorkij.

In una sua lettera alla zia, ho trovato scritto questo passo:
"Sappi che c'è una moltitudine di giovinotti italiani, specie della bassa Italia, che non lavora mai: sono sempre sui divertimenti e vestono elegantemente. Appartengono alla mano nera e vivono col frutto dei loro delitti".

Italiani che sfruttano altri italiani, una piccola minoranza di camorristi e mafiosi che ha etichettato milioni di italiani onesti arrivati in America a cercar fortuna. Come qualche anno fa qui da noi, quando tutti gli albanesi erano delinquenti e sfaticati. A distanza di 20 anni dalla Vlora, gli albanesi sono fuori dalla black list dei più delinquenti, gli italiani in America hanno impiegato di più.

Riporto la parte finale dell'ultimo discorso di Vanzetti tenuto davanti al giudice che lo condannò, insieme a Nicola Sacco alla sedia elettrica per un delitto che non avevano commesso:
Questo è ciò che volevo dire. Non augurerei a un cane o a un serpente, alla piú miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso. Ma la mia convinzione è un’altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo perché sono un radicale, e in effetti io sono un radicale; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di piú per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.