Davide Mosca è un laureato in Storia Antica nato nel 1979; si è laureato con una tesi sulla Fondazione di Roma.
La passione e la competenza per questa tematica emergono in modo evidente in questo thriller storico-archeologico sulla pericolosa ricerca del nome segreto di Roma. Il romanzo a mio avviso coglie nel segno, restituendoci una vicenda garbata ma a tratti emozionante. A mio avviso merita una chanche di essere letto in quanto:
1) Non vi sono scene di sesso esplicito, penosissimo escamotage letterario di cui si è abusato nei thriller storici scritti in questi ultimi 10 anni.
2) Non c'è turpiloquio, altro penosissimo escamotage utilizzato per aumentare le vendite.
3) Non è un romanzo Grand Guignol, non ci sono massacri, teste mozzate, litri di sangue.
4) La vicenda è solida nonostante i numerosi colpi di scena (che sono però talmente numerosi da avermi messo un attimo di inquetudine sulla possibilità di tenuta dell'opera).
5) I riferimenti culturali sono ricchi e fatti con la competenza di chi è del ramo.

Oltre a questi aspetti positivi ce ne sono almeno tre che mettono a dura prova la pazienza del lettore esigente:
1) Il titolo ha ben poco a che vedere con la trama, è evidentemente un titolo di effetto per richiamare il pubblico.
2) La veste editoriale è sgargiante e colorata, più adatta a una rivista di successo che a un romanzo, anche questo è un triste escamotage per vendere più copie.
3) Non c'è una prefazione che chiarisca cosa sia frutto della fantasia dell'autore e cosa invece si riferisca a ricerche storiche comprovate e accessibili... il romanzo quindi risulta suggestivo ma lascia aperti numerosi interrogativi.

Voto: 8/10.