Questo breve libriccino (patrocinato dall'ANAS e distribuito alcuni anni fa con il Corriere della Sera) raccoglie sei racconti d'autore sul tema "strada".
Ben Jelloun inventa una sorta di apologo a sfondo geopolitico con morale finale; Isabella Bossi Fedrigotti racconta la strada della sua infanzia, con i rumori antichi dei carri trainati da cavalli e delle donne che andavano alla prima messa (alle 6.00!); Dacia Maraini imbastisce un breve atto teatrale in cui si incontrano un automobilista ed un'improbabile autostoppista; Sgarbi tratta del rapporto tra la strada percorsa dai pellegrini nel medioevo e lo sviluppo dell'arte di quel periodo.
L'unico brano, a mio parere, davvero interessante Ŕ per˛ quello scritto da Candido Cannav˛, il quale ricorda il primo Giro d'Italia del dopoguerra, realizzato giÓ nel 1946, e del suo significato di riscatto e di ritrovata unitÓ nazionale. Il Giro fa sý che le forze buone dell'Italia di allora profondessero ogni sforzo per rendere di nuovo percorribile un tessuto stradale devastato dalla guerra e diventa un simbolo del forte desiderio di rinascita del nostro paese. Forse il testo ha qualche caduta retorica, ma perdonabile