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Discussione: Figli...

  1. #31
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    mmm... le cose che mi verrebbero da dire sull'argomento sono moltissime (sennò non avrei aperto questo thread! ), ma parto col dire che anche io sono assolutamente convinti che siamo genitori (in un certo senso anche chi non lo è, ad esempio chi decide di non volerlo essere...) nella misura in cui siamo stati figli.
    Io sono cresciuta in una bella famiglia, che mi ha trasmesso principi forti e valori veri. Soprattutto ho avuto due genitori che hanno sempre creduto in me e mi hanno lasciato fare i miei sbagli (mai grandi, per la verità, nel senso che non ero certo la figlia che dà dei pensieri...) e le mie scelte. Non mi hanno mai imposto nulla e hanno sempre avuto una grande, illimtata fiducia nelle mie capacità. Ecco... qui viene il bello.

    Certo non sono stati genitori perfetti... e chi lo è? Paradossalmente è proprio come figlia (specialmente dopo essere andata via di casa, a 19 anni, per iniziare la mia vita da "giovane adulta") che ho capito quella che io ritengo una grande verità e di cui ho già scritto da qualche altra parte qui in Forum (la recensione sul libro di Franzen me ne ha dato la prima occasione), e cioè che i genitori sbagliano sempre. Sbagliano perchè il "modello" di figlio, che anche il più rispettoso dei genitori comunque si crea nella testa, e a cui aspira/si ispira per educare il proprio figlio (e sarebbe drammatico se non lo facesse!) non si materializzerà mai così come era stato concepito (e meno male!!!)... Sbagliano, soprattutto, perchè spesso - per correggere errori che ad esempio i loro genitori hanno commesso con loro - ne compiono inevitabilmente degli altri... Io sono il caso lampante: mi hanno sempre dato fiducia, hanno sempre puntato su di me facendomi credere di essere invincibile e che tutto quello che volevo lo avrei ottenuto (onestamente, si intende!) se ci avessi creduto davvero, perchè nel bene infinito che mi volevano credevano che così sarei diventata forte (entrambi i miei hanno patito l'essere stati più rimproverati che ammirati, più sminuiti nei loro entusiasmi che non stimolati a coltivarli), e così facendo... mi hanno reso debole. Diventata adulta ho capito che non avevo la forza di accettare la mia imperfezione e le mie sconfitte, e a forza di batoste ho capito che nessuno è invincibile e che certo io non sono migliore di nessuno. Questo i miei me lo avrebbero dovuto insegnare...

    Ma il punto non è questo, non si ferma qui il mio discorso. Proprio perchè sbagliano sempre (sempre nel senso di comunque, a prescindere dai loro sforzi), i genitori non sbagliano mai. Non sbagliano mai se amano i propri figli, se comunque imparano a rispettarli e a non ritenerli qualcosa di loro proprietà, se imparano a crescere insieme a loro.
    Ho molto a cuore questa questione del "sbagliare/non sbagliare" (retaggio appunto del mio essere stata sempre considerata "quella che non sbagliava mai", oltre al fatto di essere perfezionista di natura...) per cui nel diventare mamma ho assunto questa consapevolezza come una massima di vita: non voler far sbagliare i genitori è come non voler far sbagliare i figli: una follia. Diventiamo genitori sempre per la prima volta (e per ogni figlio sarà comunque sempre la prima volta): l'essere stati figli ci aiuta, ma non ci difende contro questa naturale e bellissima "condanna" che è lo sbagliare a nostra volta... Credo che se sbagliamo con amore, anche i nostri figli lo capiranno e si sentiranno comunque amati, che è alla fine è l'unica cosa che conta.

    Ecco... io credo così. Questo è quello che sto cercando e cercherò di fare con mio figlio e coi figli che verranno... e spero che questa consapevolezza possa essere di aiuto a quelli che magari non si sentono all'altezza del difficilissimo compito di essere genitori.

  2. #32
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    l'amore è l'unica cosa che conta... è proprio così.
    I figli non sono "nostri"... Dopo averli tenuti nel nido e svezzati, voleranno via con le loro ali e noi potremo soltanto guardare da lontano il loro volo, sperando che sia il più in alto e il più lungo possibile...

  3. #33
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    l'amore è l'unica cosa che conta... è proprio così.
    I figli non sono "nostri"...
    no, infatti. e allo stesso tempo è così grande e importante quello che possiamo/dobbiamo fare per loro...


    Credo che diventare mamma sia la cosa più straordinaria accaduta nella mia vita. e ci ho tenuto apposta a diventarlo giovane (rispetto al giorno d'oggi... 30 anni fa una donna che diventava mamma a 27 anni era una normalità) perchè potessi evitare quel "gap generazionale" che, come diceva Magenta, può pesare (pur non essendo certo ciò che determina la "qualità" di un genitore...)
    PS meglio esplicitarlo: ho parlato per me, rispetto chiunque faccia figli a qualsiasi età...

  4. #34
    d'ya think i'm stupid?
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    Sull'amore, come dice Mac, è vero, non si discute.
    E nemmeno sul fatto che i figli non sono proprietà dei genitori.
    Come del resto questi l'uno per l'altro.
    Come pure vero il discorso di Ayu sul fatto che i genitori "sbagliano comunque".
    Qui introdurrei l'aspetto se/come i figli percepiscono questo amore.
    Mio padre non c'era mai, sempre sulle locomotive di notte e a riposare di giorno, o fare lavori per la casa o "arrotondare" fuori. Mia madre, con tre figli, due maschi distanti 3 anni e la femmina altri 6, un generale di brigata, con il mestolo nella destra e il battipanni nella sinistra.
    Aveva dovuto rinunciare per noi al lavoro, per cui papà era l'unico a mantenere tutti.
    Non nego che io mi sono sentito cresciuto senza affetto, quello percepito, che ti forma come persona...
    Più grande, affrontato il discorso, mi hanno risposto che non c'era posto per le moine, perché troppo presi dal fare il loro dovere di genitori, che era mantenerci una vita decorosa e crescerci bene.
    Ribattei che nessuno li aveva costretti a fare 3 figli costringendoli ad una vita alla soglia della povertà. Risposero che "una volta era così"! La rinascita dopo la guerra, i lavaggi di cervello della chiesa: loro ne erano di persona le prime vittime.
    Allora dissi che l'amore non è un dovere...
    Mi chiesero se ritenevo che lavorare tutto il giorno per noi non lo si facesse per amore: prima delle carezze serve il pane, e la vita è imparare a stare al mondo, non chiacchierare su cose che dipendono dal Padreterno...
    Ora ho capito. Ho un gran rispetto per loro e i sacrifici che hanno affrontato per amore, provo anche una gran pena per come sono stati plagiati da religione e politica... e questo errore fatto da loro in buona fede cerco di evitarlo tenendo gli occhi bene aperti e la guardia alta contro chi vuole dirmi come devo stare al mondo!
    ho capito anche che per loro veramente questo era amore!
    Ma ciò non toglie che quando ne avevo bisogno non l'ho sentito, e sono cresciuto con la morte nel cuore.
    E non riesco a dire loro "vi amo"...
    Solo riesco a piangere per loro.
    E di nascosto da mia figlia, anche per me.

  5. #35
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    Bellissimo argomento. Io vi posso parlare da figlia e da sorella maggiore. Io e mia sorella abbiamo 10 anni di differenza, i miei genitori si sono sempre fidati moltissimo di me e mi hanno lasciato la responsabilità di mia sorella da quando avevo 13 anni. Ad esempio in estate finita la scuola stavo con lei tutte le mattine per lasciare un po' di riposo a mia nonna ( che stava con mia sorella al pomeriggio, questo perchè i miei hanno degli orari di lavoro assurdi) quindi è come se le avessi fatto un po' da mamma fin da piccola. Da figlia non ho nulla da rimproverare ai miei genitori,c'è sempre stata molta comunicazione e specialmente mia mamma mi ascolta sempre e con lei riesco a parlare di più e meglio che con le mie amiche. Forse l'unica cosa che non mi ha fatto piacere è l'avermi obbligata a restare a Trieste per i primi 3 anni di università anche se quello che volevo fare era altrove. Mi rendo conto che la mia è una mamma un po' chioccia e fa fatica a vedermi andare via, già per il prossimo anno si fa venire le paturnie.
    In un futuro, a dirla tutta neanche troppo lontano, vorrei certamente avere dei bambini miei e in un certo senso mi sento già abbastanza qualificata nel mestiere

  6. #36
    d'ya think i'm stupid?
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    Citazione Originariamente scritto da Cocci Vedi messaggio
    Bellissimo argomento. Io vi posso parlare da figlia e da sorella maggiore. Io e mia sorella abbiamo 10 anni di differenza, i miei genitori si sono sempre fidati moltissimo di me e mi hanno lasciato la responsabilità di mia sorella da quando avevo 13 anni. Ad esempio in estate finita la scuola stavo con lei tutte le mattine per lasciare un po' di riposo a mia nonna ( che stava con mia sorella al pomeriggio, questo perchè i miei hanno degli orari di lavoro assurdi) quindi è come se le avessi fatto un po' da mamma fin da piccola. Da figlia non ho nulla da rimproverare ai miei genitori,c'è sempre stata molta comunicazione e specialmente mia mamma mi ascolta sempre e con lei riesco a parlare di più e meglio che con le mie amiche. Forse l'unica cosa che non mi ha fatto piacere è l'avermi obbligata a restare a Trieste per i primi 3 anni di università anche se quello che volevo fare era altrove. Mi rendo conto check la mia è una mamma un po' chioccia e fa fatica a vedermi andare via, già per il prossimo anno si fa venire le paturnie.
    In un futuro, a dirla tutta neanche troppo lontano, vorrei certamente avere dei bambini miei e in un certo senso mi sento già abbastanza qualificata nel mestiere
    Bellissimo e invidiabile questo rapporto che hai soprattutto con mamma e sorellina, anche perché allarga le relazioni familiari a 360 gradi, e porta tutti allo stesso livello di consapevolezza e responsabilità, ove i ruoli non sono stagni ma in parte integrabili. Vi è il rischio di togliere un po' di gioventù alla figlia grande, ma da come ne parli l'affiatamento tra voi ha permesso di non cadervi.
    Per l'università prendila come dimostrazione d'affetto; soprattutto oggi c'è sempre tempo per emanciparsi.
    Giusto per dirti la mia esperienza. Figlio di operai l'unica uni che mi fu concesso tentare fu ingegneria, perché le altre erano "per i perditempo figli di papà". Vinsi la borsa di studio ma me la negarono perché già l'aveva mio fratello, grazie alla quale stava da nababbo in una bellissima casa studenti.
    Allora rimase nel badget solo una famiglia all'estrema periferia, mezzora di bici quando la nebbia permetteva di vedere dove andare, due bimbi il grande di due anni, che piangevano 24 ore su 24, una stanzetta tipo prigione, panni stesi ovunque, genitori sempre urlanti. Quando al secondo anno telefonai a casa per gli auguri di natale, nell'apprendere che ero fuori di un esame mio padre si inca**o' e mi ordinò di smettere di buttar via il tempo, e tornare a casa per cercarmi un lavoro. C'era mia sorella che iniziava le superiori: senza borsa di studio non potevo permettermi di perdere nemmeno un esame! Fu lì che scappai a Innsbruck, ove passai i primi tempi tra mille difficoltà, poiché mi accolsero alla casa studenti per sbaglio pensando che Andrea fosse una femmina (vedi altro 3D)...; e per pagare l'ostello ove mi dirottarono dovetti cercare un lavoro, motivo per cùi anche la non mi laureai.
    Tienti stretta la tua stupenda famiglia, Coccinella

  7. #37
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    Devo ammettere che il messaggio scritto da Hot mi ha davvero stretto il cuore. Mi ricorda tanto com'è cresciuta mia madre (almeno da quello che posso sapere perché raccontato da lei e dai miei zii). Secondo me dimostrare l'amore tramite gesti, e non solo tramite sacrifici, è importante. Ed è importante, sopratutto, per un figlio, riceverlo. Questo perché quando si è bambini, o comunque ragazzi, non si sa esattamente quanto sacrificio richieda l'essere genitore, il rinunciare a qualcosa per poterlo poi dare al proprio figlio e, pertanto, è una cosa che non viene recepita, se non anni e anni dopo, quando però si è cresciuti con la morte nel cuore (per rifarmi al messaggio di Hot).

    Parlando di me come figlia, posso dire che ho un rapporto normale con i miei genitori. Essendo molto apprensivi c'è stato un periodo in cui sentivo troppo fiato sul collo e, ancora oggi, un po' glie lo condanno. Non dico che volessi avere tutta la libertà di questo mondo, né uscire e tornare l'indomani mattina, ma almeno un pochino più di libertà; per esempio ero sempre la prima a tornare a casa (quando faceva buio) e un po' la cosa mi imbarazzava davanti ai miei amici che, invece, restavano un po' di più. Crescendo mi sono un po' allontanata da mia madre nonostante le voglia un bene immenso, il perché, tutt'oggi, non lo so ancora dire. Lei invece è molto affettuosa, cerca sempre di sapere come sto, cosa provo, se c'è qualcosa di cui voglio parlarle, se voglio confidarmi, se può darmi consigli e al mio "no", lei risponde sempre "però alle tue amiche, cosa ti succede, lo dici". E' una situazione che spesso mi ha fatto sbottare e litigare. Questo voler essere a tutti i costi un'amica, oltre che una madre, mi irrita perché sono due figure completamente separate, a mio avviso. Va bene interessarsi alla vita dei propri figli, ma esigere quasi di essere trattati come amici e non come genitori, no. Ma nonostante questo, mia madre, è una donna che stimo parecchio e da cui ho imparato molto nella vita. Nonostante sia stata cresciuta molto duramente, con me e mio fratello, è molto affettuosa. Quando un domani sarò madre (o almeno spero), credo che alcuni modi di mia madre li farò miei, altri proprio no.

  8. #38

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    Io credo che fare un figlio, scegliere deliberatamente di dare vita ad un altro essere umano, sia una responsabilità enorme.
    E, ecco, io non credo di volere dei figli.
    Certo, son ancora giovanissima, certo, sono ancora immatura, certo mi succederanno ancora così tante cose che non posso parlare con assoluta certezza, ma quello che posso dire è che per ora, finché avrò certe insicurezze, certe difficoltà nel relazionarmi, fare un figlio sarebbe una follia.
    Senza scendere nei dettagli, io credo che quello che dice Ayu in parte sia vero, perché i genitori perfetti non esistono, perché faranno sempre qualche errore, perché ci sono sempre situazioni in cui un diverso comportamento forse sarebbe stato migliore, ma al tempo stesso credo che prima di scegliere di fare un figlio ci si dovrebbe fare un bell'esame di coscienza, e chiedersi se davvero i nostri potrebbero essere solo errori "irrilevanti" oppure no. E io penso che, al di là delle insicurezze e dei timori che penso chiunque potrebbe provare davanti a un evento così importante, le mie difficoltà siano su un piano diverso, e non potrei essere nemmeno una madre mediocre.
    Insomma, non credo potrei mai assumermi la responsabilità di rischiare di "rovinare" la vita di un essere umano che non ha certo chiesto di essere messo a mondo.

  9. #39
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    State scrivendo tutti delle cose molto belle.

    Piccolo OT: fino a oggi ho pensato che Cocci e Learn To Kill fossero due ragazzi, invece proprio qui ho scoperto che sono due ragazze

  10. #40
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    Tre secondo me è il numero perfetto

    parlando per un momento di gravidanze, perchè ogni tanto mi piace ricordare, approfitto dell'ospitalità in questo 3D

    la mia prima l'ho vissuta come nella vasca dei pesci rossi in stato dormiente, sognando e mangiando, sono lievitata come pasta di pane, ci ho messo un anno a tornare in linea...

    la seconda togliendomi le più strane voglie mangerecce, leggendo a mio figlio bei libroni illustrati: Storie del bosco di draghi maghi...e guardando i cartoni in tivi

    la terza, purtroppo, con parecchia ansia per problemi di salute, ma alla fine tutto andò per il meglio, e la mia "bimba" è qui in salute e bella come il sole...tutta sua mamma

  11. #41
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    Ma che bel post

    Bè, come figlio, vi posso dire di non aver vissuto una bella infanzia, non mi lamento affatto perché ci sono infanzie peggiori, ma diciamo che non è mai stata quella del mulino bianco.
    Fin da piccolo, fino all'età di 10 anni, mi sono legato molto alla figura di mia madre, forse per un fatto anche genetico e strutturale della fisiologia di Madre-figlio, ma ho sempre visto mio padre come figura marginale nella famiglia; successivamente negli anni ho capito il perché.
    Successivamente, quando avevo circa 13 anni sono stato scaraventato nelle camere giudiziarie (a parlare ore con gente in toga e psicologi infantili) per colpa della separazione dei miei genitori poco tranquilla, mia madre un bel giorno non c'è la fece più e lo scaraventò fuori casa (dopo anni mi disse che aveva cercato di stare con lui solo per me); mio padre quando se ne andò di casa, portò via tutti i soldi che c'erano sul conto e in casa, lasciando me e mia madre in balia della casualità e quotidianità.
    In sostanza siamo cresciuti io e mia madre da soli, per molti anni; questo perché non ho mai avuto neanche la figura dei nonni: i genitori di mia mamma sono morti prima che nascessi o con me piccolo, la parte famigliare di mio padre si è completamente allontanata in parte con il loro divorzio e in parte con la morte di mio fratello.
    Siamo cresciuti da soli, lei lavorava tutto il giorno per portare i soldi a casa e poter tirare avanti in un modo dignitoso, io dall'età di 13 anni sono cresciuto praticamente fuori casa, in compagnie molto più grandi di me (visto che i miei amici a quell'età non potevano neanche uscire alla sera) formandomi un carattere che oggi viene considerato davvero poco facile da trattare.
    Per quanto riguarda l'affetto, non ho nulla da sindacalizzare a mia madre, anzi, penso di aver avuto la migliore madre che potessi avere nella vita, e anche oggi per qualsiasi cosa, c'è sempre...di questo gliene sarò grato a vita; e' stata una donna ed è una donna forte e tutta d'un pezzo, oggi si è sposata con un altro uomo, spero che viva tranquilla almeno l'altra parte della sua vita.

    Per quanto riguarda essere padri, bè è un po' complicato.
    Io ritengo che avere dei figli sia una questione davvero importante, sia il completamento della coppia e il loro risultato dello stare insieme, non riesco a vedere il mio futuro con una donna...senza figli.
    Ad oggi penso che quando avrò dei figli, darò a loro tutto quello che non ho avuto io.
    Anzi, personalmente non vedo l'ora di averne (sopratutto un maschio)!!!

  12. #42
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    Da circa due anni, da quando i miei dopo venti lunghi anni di infelicità (mia e loro) hanno finalmente deciso di divorziare, e da quando pochi mesi dopo sono andata a mia volta a convivere con il mio attuale compagno, non mi considero quasi più una figlia. Mantengo con i miei genitori rapporti di circostanza che mi lasciano più amarezza ed esasperazione piuttosto che il supporto e il calore che ci si aspetta da una famiglia. E' un po' come se fossero loro i miei figli. E piuttosto indesiderati lasciatemelo dire.

    Non faccio in tempo a chiudere un capitolo e a sentirmene sollevata che già inizio ad accorgermi delle ripercussioni che un modello di famiglia di questo genere mi ha lasciato, cosa che, nella foga di sopravvivere al quotidiano non mi passava neppure per la testa.
    Nella mia testa ormai l'avere figli è collegato al sacrificio, alla sofferenza, ai rimpianti, al fallimento, agli estenuanti litigi che non portano a nulla, alla mancanza di gratificazione... Tutte cose che, soprattutto mia madre, è stata molto abile nel trasmettermi, su cosa abbia significato per lei la maternità.

    Ma fin qui i realtà non ho alcun motivo di lamentarmi, sono qui e in buona salute, e tutto sommato contenta della mia infanzia perchè mi ha resa ciò che sono, nel bene e nel male. Il problema è che adesso ho paura. Paura perchè al minimo accenno del mio compagno sul formare una famiglia sento come se mi calasse una nebbia addosso, e non provo nulla se non rifiuto.

    Mi dispiace dire queste cose, soprattutto dopo aver letto le esperienze bellissime che sono state raccontate, ma quello che provo purtroppo è questo. A volte quando vedo una famiglia passare per strada mi si accende una piccola speranza che in fondo perchè no... Le cose potrebbero anche andarmi bene...Potrei essere felice...

    Ma dura davvero poco...

  13. #43
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    Citazione Originariamente scritto da DesertoRosso Vedi messaggio
    Da circa due anni, da quando i miei dopo venti lunghi anni di infelicità (mia e loro) hanno finalmente deciso di divorziare, e da quando pochi mesi dopo sono andata a mia volta a convivere con il mio attuale compagno, non mi considero quasi più una figlia. Mantengo con i miei genitori rapporti di circostanza che mi lasciano più amarezza ed esasperazione piuttosto che il supporto e il calore che ci si aspetta da una famiglia. E' un po' come se fossero loro i miei figli. E piuttosto indesiderati lasciatemelo dire.

    Non faccio in tempo a chiudere un capitolo e a sentirmene sollevata che già inizio ad accorgermi delle ripercussioni che un modello di famiglia di questo genere mi ha lasciato, cosa che, nella foga di sopravvivere al quotidiano non mi passava neppure per la testa.
    Nella mia testa ormai l'avere figli è collegato al sacrificio, alla sofferenza, ai rimpianti, al fallimento, agli estenuanti litigi che non portano a nulla, alla mancanza di gratificazione... Tutte cose che, soprattutto mia madre, è stata molto abile nel trasmettermi, su cosa abbia significato per lei la maternità.

    Ma fin qui i realtà non ho alcun motivo di lamentarmi, sono qui e in buona salute, e tutto sommato contenta della mia infanzia perchè mi ha resa ciò che sono, nel bene e nel male. Il problema è che adesso ho paura. Paura perchè al minimo accenno del mio compagno sul formare una famiglia sento come se mi calasse una nebbia addosso, e non provo nulla se non rifiuto.

    Mi dispiace dire queste cose, soprattutto dopo aver letto le esperienze bellissime che sono state raccontate, ma quello che provo purtroppo è questo. A volte quando vedo una famiglia passare per strada mi si accende una piccola speranza che in fondo perchè no... Le cose potrebbero anche andarmi bene...Potrei essere felice...

    Ma dura davvero poco...
    Le infanzie "infelici" portano ai due estremi, o il rifiuto e la paura della famiglia per paura di ricadere in quei sentimenti negativi vissuti in precedenza, o non vedi l'ora di averne una per colmare la mancanza avuta in precedenza.
    Io e te, siamo caduti agli opposti della barricata...

  14. #44
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    sarò brevissima:
    da giovane non fantasticavo di essere mamma e nemmeno mi piacevano più di tanto i bimbi
    poi, dopo due anni di matrimonio è stato naturale dare vita all'amore e così oggi ho un bimbo di quattro anni (Francesco ) e riscoprire ogni giorno il mondo insieme a lui è impagabile

  15. #45
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    Citazione Originariamente scritto da darida Vedi messaggio
    Tre secondo me è il numero perfetto

    parlando per un momento di gravidanze, perchè ogni tanto mi piace ricordare, approfitto dell'ospitalità in questo 3D

    la mia prima l'ho vissuta come nella vasca dei pesci rossi in stato dormiente, sognando e mangiando, sono lievitata come pasta di pane, ci ho messo un anno a tornare in linea...

    la seconda togliendomi le più strane voglie mangerecce, leggendo a mio figlio bei libroni illustrati: Storie del bosco di draghi maghi...e guardando i cartoni in tivi

    la terza, purtroppo, con parecchia ansia per problemi di salute, ma alla fine tutto andò per il meglio, e la mia "bimba" è qui in salute e bella come il sole...tutta sua mamma
    io gravidanza perfetta, nessun sintomo, niente di niente, mi sentivo bene e bella , fino al quinto mese non si vedeva affatto che ero incinta.. in totale misi 10 chili

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