Un romanzo estremamente avvincente, ma in realtà è molto di più. Superati i primissimi capitoli, solo un poco ripetitivi, si giunge rapidamente a quello che è il fondo delle vicende narrate: il sorgere della fede cristiana. Questa alba non viene narrata in termini storici, o sociali, invero si, ma non è certo questo l'aspetto principale del libro; quello che cattura il lettore è invece la conquista dei cuori e delle menti da parte di Cristo della giovane esula licia, del giovane patrizio, degli schiavi e dei nobili. La Roma che viene magistralmente presentata come il terreno della dura battaglia tra Pietro e Paolo con il loro gregge da una parte, Nerone con la sua follia corruttrice e violenta dall'altra, rimangono sempre sullo sfondo di quella che rimane una storia di uomini e donne.
E in queste storie che si intrecciano l'una con l'altra, sfido qualunque lettore a non lasciarsi coinvolgere dalla rivoluzione di vita che il Cristianesimo introdusse in quella società degradata dalla violenza e dal malcostume, di cui già allora si vaticinava la perennemente imminente fine.
Affianco a questa incontestabile rivoluzione della prospettiva di vita e dei rapporti tra gli individui prodotta dal Cristianesimo, l'autore affianca la più modesta figura (nell'ambito dello sviluppo della trama) di altre figure, stoici ed esteti che pur riconoscendo i meriti e la bellezza che la nuova religione introduce, non possono fare a meno di constatare che dopotutto questo non è altro che il frutto della deliberata scelta di uomini mortali, la scelta di voler vedere un "miracolo", e di come in realtà non vi sia alcuna traccia di alcunché di divino.