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Discussione: 12° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
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    Predefinito 12° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Vogliamo cominciare a proporre le poesie per il 12° Poeticforum?

    Una poesia a testa e poi, finita la fase delle proposte, si commenta

    Bando alle ciance ... AZIONE!!!

  2. #2
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    L'accenno di un canto primaverile

    Il vento portò da lontano
    l'accenno di un canto primaverile
    chissà dove,lucido e profondo
    si aprì un pezzetto di cielo.
    In questo azzurro smisurato
    tra barlumi della vicina Primavera
    piangevano burrasche invernali,
    si libravano sogni stellati.
    Timide,cupe e profonde
    piangevano le mie corde.
    Il vento portò da lontano le sue
    squillanti canzoni.

    Alexandr Alexandrovich Blok

  3. #3
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    piccolo paese calabro della costa jonica...
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    Predefinito Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

    Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
    Silenziosa luna?
    Sorgi la sera, e vai,
    Contemplando i deserti; indi ti posi.
    Ancor non sei tu paga
    Di riandare i sempiterni calli?
    Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
    Di mirar queste valli?
    Somiglia alla tua vita
    La vita del pastore.
    Sorge in sul primo albore
    Move la greggia oltre pel campo, e vede
    Greggi, fontane ed erbe;
    Poi stanco si riposa in su la sera:
    Altro mai non ispera.
    Dimmi, o luna: a che vale
    Al pastor la sua vita,
    La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
    Questo vagar mio breve,
    Il tuo corso immortale?

    Vecchierel bianco, infermo,
    Mezzo vestito e scalzo,
    Con gravissimo fascio in su le spalle,
    Per montagna e per valle,
    Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
    Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
    L'ora, e quando poi gela,
    Corre via, corre, anela,
    Varca torrenti e stagni,
    Cade, risorge, e più e più s'affretta,
    Senza posa o ristoro,
    Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
    Colà dove la via
    E dove il tanto affaticar fu volto:
    Abisso orrido, immenso,
    Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
    Vergine luna, tale
    E' la vita mortale.

    Nasce l'uomo a fatica,
    Ed è rischio di morte il nascimento.
    Prova pena e tormento
    Per prima cosa; e in sul principio stesso
    La madre e il genitore
    Il prende a consolar dell'esser nato.
    Poi che crescendo viene,
    L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
    Con atti e con parole
    Studiasi fargli core,
    E consolarlo dell'umano stato:
    Altro ufficio più grato
    Non si fa da parenti alla lor prole.
    Ma perchè dare al sole,
    Perchè reggere in vita
    Chi poi di quella consolar convenga?
    Se la vita è sventura,
    Perchè da noi si dura?
    Intatta luna, tale
    E' lo stato mortale.
    Ma tu mortal non sei,
    E forse del mio dir poco ti cale.

    Pur tu, solinga, eterna peregrina,
    Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
    Questo viver terreno,
    Il patir nostro, il sospirar, che sia;
    Che sia questo morir, questo supremo
    Scolorar del sembiante,
    E perir dalla terra, e venir meno
    Ad ogni usata, amante compagnia.
    E tu certo comprendi
    Il perchè delle cose, e vedi il frutto
    Del mattin, della sera,
    Del tacito, infinito andar del tempo.
    Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
    Rida la primavera,
    A chi giovi l'ardore, e che procacci
    Il verno co' suoi ghiacci.
    Mille cose sai tu, mille discopri,
    Che son celate al semplice pastore.
    Spesso quand'io ti miro
    Star così muta in sul deserto piano,
    Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
    Ovver con la mia greggia
    Seguirmi viaggiando a mano a mano;
    E quando miro in cielo arder le stelle;
    Dico fra me pensando:
    A che tante facelle?
    Che fa l'aria infinita, e quel profondo
    Infinito Seren? che vuol dir questa
    Solitudine immensa? ed io che sono?
    Così meco ragiono: e della stanza
    Smisurata e superba,
    E dell'innumerabile famiglia;
    Poi di tanto adoprar, di tanti moti
    D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
    Girando senza posa,
    Per tornar sempre là donde son mosse;
    Uso alcuno, alcun frutto
    Indovinar non so. Ma tu per certo,
    Giovinetta immortal, conosci il tutto.
    Questo io conosco e sento,
    Che degli eterni giri,
    Che dell'esser mio frale,
    Qualche bene o contento
    Avrà fors'altri; a me la vita è male.

    O greggia mia che posi, oh te beata,
    Che la miseria tua, credo, non sai!
    Quanta invidia ti porto!
    Non sol perchè d'affanno
    Quasi libera vai;
    Ch'ogni stento, ogni danno,
    Ogni estremo timor subito scordi;
    Ma più perchè giammai tedio non provi.
    Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
    Tu se' queta e contenta;
    E gran parte dell'anno
    Senza noia consumi in quello stato.
    Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
    E un fastidio m'ingombra
    La mente, ed uno spron quasi mi punge
    Sì che, sedendo, più che mai son lunge
    Da trovar pace o loco.
    E pur nulla non bramo,
    E non ho fino a qui cagion di pianto.
    Quel che tu goda o quanto,
    Non so già dir; ma fortunata sei.
    Ed io godo ancor poco,
    O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
    Se tu parlar sapessi, io chiederei:
    Dimmi: perchè giacendo
    A bell'agio, ozioso,
    S'appaga ogni animale;
    Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

    Forse s'avess'io l'ale
    Da volar su le nubi,
    E noverar le stelle ad una ad una,
    O come il tuono errar di giogo in giogo,
    Più felice sarei, dolce mia greggia,
    Più felice sarei, candida luna.
    O forse erra dal vero,
    Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
    Forse in qual forma, in quale
    Stato che sia, dentro covile o cuna,
    E' funesto a chi nasce il dì natale.

  4. #4
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    “Nella moltitudine” - Wislawa Szymborska

    Sono quella che sono.
    Un caso inconcepibile
    come ogni caso.
    In fondo avrei potuto avere
    altri antenati;
    e così avrei preso il volo
    da un altro nido;
    così da sotto un altro tronco
    sarei strisciata fuori in squame.
    Nel guardaroba della natura
    c’è un mucchio di costumi:
    di ragno, gabbiano, topo campagnolo.
    Ognuno calza subito a pennello
    e docilmente è indossato
    finché non si consuma.
    Anch’io non ho scelto,
    ma non mi lamento.
    Potevo essere qualcuno
    molto meno a parte.
    Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
    una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.
    Qualcuno molto meno fortunato,
    allevato per farne una pelliccia,
    per il pranzo della festa,
    qualcosa che nuota sotto un vetrino.
    Un albero conficcato nella terra,
    a cui si avvicina un incendio.
    Un filo d’erba calpestato
    dal corso di incomprensibili eventi.
    Uno nato sotto una cattiva stella,
    buona per altri.
    E se nella gente destassi spavento,
    o solo avversione,
    o solo pietà?
    Se al mondo fossi venuta
    nella tribù sbagliata
    e avessi tutte le strade precluse?
    La sorte, finora,
    mi è stata benigna.
    Poteva non essermi dato
    il ricordo dei momenti lieti.
    Poteva essermi tolta
    l’inclinazione a confrontare.
    Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
    e ciò vorrebbe dire
    qualcuno di totalmente diverso

  5. #5
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    Predefinito Sono una creatura

    Come questa pietra
    del S. Michele
    così fredda
    così dura
    così prosciugata
    così totalmente
    disanimata

    Come questa pietra
    è il mio pianto
    che non si vede

    La morte
    si sconta
    vivendo

    Giuseppe Ungaretti

  6. #6
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    Vi ricordo che potete proporre anche le vostre creazioni!

  7. #7
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    ... io ne ho già proposte troppe...
    poi va a finire che vi fate l'idea che io sia un vero poeta...

  8. #8
    d'ya think i'm stupid?
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    caro fratello amato...


    amica mia diletta
    e dolce

    tra serio e faceto a mezza via,
    ma oltrecciò, negar non posso,
    con indefinibile speranza
    e vaga,
    ti chiesi se quel fratel io fossi.

    con mortificazione desolante
    per ciò che a quello punto
    sol più sciocca presunzion sonava
    e insensibile,

    atto presi poco a poco
    che di chi più ora non c'è
    se non nello tuo cuor, trattavasi,
    straziato

    alfin mi ritirai così.
    vuoi sol per la vergogna,
    vuoi solo pel rispetto
    del dolor che elaborar dovevi,
    vieppiù

    ma forse,
    come accademi sovente,
    fallando stavo...
    malandrino
    e a te dappresso stare
    ognor dovuto avrei.

    come, con mesti occhi osar
    al suolo incatenati
    il perdon tuo, o madonna
    ambir giammai potrò?



    da "Rime Dubbie" - Cino da Pistoia (?)
    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 04-12-2014 alle 02:12 PM.

  9. #9
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    Abbiamo 5 proposte ... partiamo con la prima!

    L'accenno di un canto primaverile

    Il vento portò da lontano
    l'accenno di un canto primaverile
    chissà dove,lucido e profondo
    si aprì un pezzetto di cielo.
    In questo azzurro smisurato
    tra barlumi della vicina Primavera
    piangevano burrasche invernali,
    si libravano sogni stellati.
    Timide,cupe e profonde
    piangevano le mie corde.
    Il vento portò da lontano le sue
    squillanti canzoni.

    Alexandr Alexandrovich Blok

  10. #10
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Abbiamo 5 proposte ... partiamo con la prima!

    L'accenno di un canto primaverile

    Il vento portò da lontano
    l'accenno di un canto primaverile
    chissà dove,lucido e profondo
    si aprì un pezzetto di cielo.
    In questo azzurro smisurato
    tra barlumi della vicina Primavera
    piangevano burrasche invernali,
    si libravano sogni stellati.
    Timide,cupe e profonde
    piangevano le mie corde.
    Il vento portò da lontano le sue
    squillanti canzoni.

    Alexandr Alexandrovich Blok
    C'è , in questa poesia,la dolcezza struggente per i primi avvisi di una tiepida Primavera
    che si fa spazio a fatica tra il gelo dell'inverno,c'è il commuoversi dell'animo del poeta
    che si apre al cambiamento,c'è quell'incredibile cielo azzurro che scuote le corde più profonde dell'uomo.
    E tutta la freschezza di una stagione che porta speranza............

  11. #11
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    Il passaggio dall'inverno alla primavera non avviene in maniera netta. Echi dell'inverno pesano e allo stesso tempo se ne ha nostalgia nel momento del cambio di stagione. Così avviene nel passaggio dal dolore alla rinascita; ci si apre alla gioia o alla serenità, ma continuano a vivere in noi tracce di quel dolore da cui, irrazionalmente, quasi temiamo di staccarci, come fosse ormai parte di noi. Azzeccatissima in questo periodo (inteso come stagione), con questo vento e freddino che continuano a farsi sentire e a non permetterci di abbandonare gli abiti invernali, nonostante la primavera incipiente.

  12. #12
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    credo che l'uso del passato remoto abbia uno scopo pessimistico.
    un cambiamento annunciato, che non si è poi realizzato.
    o semmai solo quella volta...

    ecco che i risvegli, gli stimoli, le ispirazioni rimangono delle speranze, dei cambiamenti che si percepiscono possibili in base ai segni, ma che oramai sono destinati a rimanere inespressi.

    come una vita che più volte è lì per sbocciare, ma alla fine sarà solo ricordo di speranza !

  13. #13
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    Ma secondo voi i nostri commenti sono totalmente razionali e concentrati su ciò che il poeta intendeva dire o sono condizionati dal grado di ottimismo/pessimismo che possediamo in un determinato momento? Propendo per la seconda ipotesi, almeno per quanto mi riguarda ed è anche giusto così, credo
    Monica ha parlato soprattutto di speranza, io di un mix tra gioia e dolore, Hot di un cambiamento (in positivo) non realizzato, e in effetti, dopo aver letto il suo commento, solo ora mi colpisce prepotentemente quell'ultimo verso "Il vento portò DA LONTANO le sue squillanti canzoni"...
    Scusate se ho fatto questa riflessione andando un po' sul personale, ovviamente nessuno è obbligato a rispondere

  14. #14
    d'ya think i'm stupid?
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Ma secondo voi i nostri commenti sono totalmente razionali e concentrati su ciò che il poeta intendeva dire o sono condizionati dal grado di ottimismo/pessimismo che possediamo in un determinato momento? Propendo per la seconda ipotesi, almeno per quanto mi riguarda ed è anche giusto così, credo
    Monica ha parlato soprattutto di speranza, io di un mix tra gioia e dolore, Hot di un cambiamento (in positivo) non realizzato, e in effetti, dopo aver letto il suo commento, solo ora mi colpisce prepotentemente quell'ultimo verso "Il vento portò DA LONTANO le sue squillanti canzoni"...
    Scusate se ho fatto questa riflessione andando un po' sul personale, ovviamente nessuno è obbligato a rispondere
    le poesie non sono LA verità.
    le poesie scandagliano le sensazioni
    e agiscono sulle emozioni.
    le poesie creano atmosfere introspettive.
    una poesia è come il vento.
    secondo il tipo orienta gli effetti,
    ma le conseguenze che provoca
    dipendono sostanzialmente
    dalla natura del terreno
    su cui passa.

  15. #15

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    Io sicuramente non so interpretare in maniera "neutra" una poesia, ma parto sempre e comunque da me, per questo mi trovo spesso in difficoltà nel poeticforum
    Questa in particolare ammetto che non mi piaccia molto (non vogliatemene, sono ignorantissima in poesia e le leggo "di pancia", se non mi emozionano so che probabilmente ciò sarà dovuto ad una mia mancanza, ma non posso nemmeno dire che mi piace una cosa che in realtà mi lascia indifferente).
    Sarà che trovo un po' "banale" la metafora di inverno e primavera come dolore e gioia, sarà che il passato remoto crea una sorta di distanza che non mi consente di empatizzare né con le burrasche invernali né con gli sprazzi di sole, ma faccio fatica anche a chiedermi cosa il poeta volesse davvero dire

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