Titolo completo : Le Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue, insino a' tempi nostri.
Edizione del 1550.

Giorgio Vasari oltre ad essere un famoso pittore del Rinascimento fu anche uno dei primi biografi e storici dell'arte.
Pubblicò Le Vite per la prima volta nel 1550 (diciott'anni dopo pubblicò una seconda edizione riveduta e ampliata) in quest'opera raccoglie le biografie di artisti che vanno da Cimabue, che considera colui il quale fa uscire l'arte dalla “goffaggine” dei bizantini, fino ad arrivare al “divin” Michelangelo Buonarroti.

Per ora ho terminato la lettura del primo volume (ed. Einaudi Classici divisa in due volumi) che parte da Cimabue e termina con il Perugino.
La lettura non è di certo tra le più semplici, considerando anche l'italiano cinquecentesco con il quale è scritta, ma di certo è interessante e per certi aspetti anche divertente. Spesso e volentieri Vasari riporta giudizi e pareri personali che non sempre vanno a beneficio dell'artista, insomma non le manda di certo a dire! Se ritiene che un artista sia un incapace lo scrive senza tanti giri di parole.
Per esempio Agnolo Gaddi lo ritiene un figlio di papà viziato e abituato a vivere sulle spalle del padre; Filippo Brunnelleschi lo definisce “d'ingegno tanto elevato” ma non un campione di modestia; descrivendo le opere del Pinturicchio s'interrompe sostenendo che le opere che ha fatto sono tante ma “per non essere molto eccellenti, le porrò in silenzio” e Pietro Perugino lavorava solo per soldi ed aveva “un cervello di porfido”.

Vasari aveva una visione moderna per quanto riguarda la conservazione delle opere: è molto critico quando parla dell'avvento della religione Cristiana e la conseguente costruzione di chiese che ha causato la perdita di preziose testimonianze dello splendore dell'arte romana e greca. Un pensiero del genere nel 1500 poteva anche costargli caro.
Inoltre già allora considerava “un proposto balordo e poco di tal mestiero intendente” il far ridipingere da altri artisti opere non loro secondo il gusto della moda corrente. Questa “mania” del ridipingere è rimasta in uso fino agli anni '70 del '900, ovvero finché non venne pubblicata la cosiddetta Carta del Restauro nel 1975. Se solo avessero dato retta prima al Vasari si sarebbero evitati tanti scempi.

Una fonte di informazioni interessante che chiunque voglia approfondire l'arte del Rinascimento dovrebbe leggere.