R è un ragazzo in piena crisi esistenziale: è uno zombie. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, ma nutre molti sogni. La sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, ma dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di stupore, di nostalgia. Un giorno, mentre ne divora il cervello, R assaggia i ricordi di un ragazzo. Di lì a poco, per lui cambierà ogni cosa; intreccia una relazione con la ragazza della sua vittima, Julie, e sarà per lui un’esplosione di colori nel paesaggio grigio e monotono che lo circonda. Perché l’amore per lei lo trasformerà in un uomo (e in un morto) diverso, più combattivo e consapevole. Di qui avrà inizio una guerra feroce contro i suoi compagni d’un tempo, e una rinascita, le cui conseguenze saranno del tutto inimmaginabili…

Certo, i "puristi" dei classici zombie potrebbero pensare a Warm Bodies come un libro parodia, che inficia e ridicolizza la creatura horror per eccellenza. Tuttavia, non essendo mai stato scritto prima d'ora un libro dal punto di vista di uno zombie ed essendo quelli di Marion proprio le classiche creature che ritroviamo anche nei vari film e telefilm zombeschi-ciondolanti, cannibali, catatonici e visibilmente in stato di decomposizione-chi può davvero affermare che nei cervelli quasi morti degli zombie non passi nemmeno un pensiero? E' bene dire che R non è lo stereotipo su cui Marion ha costruito la figura dei propri zombie, anzi è proprio il contrario.
Invito tutti a superare i propri preguidizi dunque, e a riflettere sul fatto che il cambiamento è alla base dell'essere vivi e non tutte le "rivisitazioni" in chiave moderna di classiche figure fantastiche sono sempre negative.