Noto soprattutto come romanzo-manifesto dell’omonimo movimento letterario che, per poco più di un decennio, animò la vita culturale milanese portandovi una ventata di inquietudine e freschezza, di ribellione e di malcontento per un clima politico e letterario rapidamente divenuto stantio dopo i fuochi risorgimentali, “La scapigliatura” è però tra quei romanzi ottocenteschi che sono invecchiati male: difficile proporne la lettura oggi, quando proprio quei fremiti di ribellione e disgusto, quei languori di noia e di autodistruzione nel vino e negli amori facili, quelle passioni scandalose e a malapena nominate potrebbero suscitare il sorriso, se non addirittura il riso dei lettori più giovani.
Eppure la santificazione della passione vera ancorché adultera, il riscatto morale e sociale ricercato in punta di baionetta nel sacrificio per una causa che oggi solo vincendo il senso del ridicolo potremmo chiamare quella della patria e della libertà, se ripensate nel loro contesto, quello dominato dall’ombra lunga di Manzoni, dei suoi casti amori coniugali e del Risorgimento dei “sieuri” illuminati, riacquista almento in parte la sua carica eversiva.
Ciò non toglie che la trama sia debole: l’amore della ricca e annoiata Noemi per il giovane Emilio bello e dannato, segretamente coinvolto nella cospirazione antiaustriaca, ha tutti i caratteri del romanzo d’appendice, compresa l’agnizione finale che trasformerà una storia d’amore colpevole in una colpa indicibile. Altrettanto inevitabile l’esito, con la morte da eroe del protagonista.
Disponibile su Google Libri il pdf dell’edizione originale, da leggere con intenti documentari o per scoprire come si poteva essere giovani, ribelli e incazzati anche 150 anni prima di Twitter.