Leggendo il nuovo Cotzee mi è venuta in mente una delle utopie da cui partono alcuni famosi romanzi di Saramago. Qui un uomo e un bambino approdano, dopo un viaggio nell'oceano, in una terra nuova con pochi sbiaditi ricordi della loro vita precedente. Vengono accolti da gente cordiale, rispettosa e buona che dà loro alloggio e lavoro all'uomo.
Da qui si snodano i numerosi capitoli della vicenda nei quali l'autore sembra voler trattare con leggereza ma anche col consueto acume molti aspetti della vita dell'uomo ma visti attraverso il prisma della succitata utopia : in modo sottile riflette sui rapporti umani, sull'amore, sulla storia, sul vuoto, sui desideri...

La domanda sembra essere questa : noi umani siamo inevitabilmente così, chiusi nella "folle corsa in avanti" come dice Kundera o c'è un'alternativa ? "Tutti vogliamo di più di quello che è dovuto, è nella natura umana......Ci piace credere di essere speciali ma se tutti fossimo davvero speciali niente sarebbe più speciale." ci dice Coetzee.

Diversi sono i riferimenti alla possibile infanzia di Gesù trafigurati nella vicenda del bambino.
Non è forse il miglior Coetzee, ma si tratta di un libro talmente intrigante che mi ha spinto a leggerlo due volte di seguito.