Questo era il sesto libro di Faulkner che leggevo, perciò sarei dovuta esser preparata al suo stile, invece ogni volta che apro ed inizio a leggere un suo libro - finora l'unica eccezione è stata Una rosa per Emily - per quanto sia preparata e sappia a cosa vado incontro, provo sempre una disarmante, ma ormai divenuta abituale, sensazione di spaesamento, quello stesso spaesamento che si proverebbe qualora si fosse costretti a percorre un tortuoso e sconosciuto sentiero di montagna in una giornata di nebbia fitta. L'autore che dovrebbe fungere da nostra guida non ci da alcun aiuto, alcuna indicazione, anzi procede spedito davanti a noi, senza soffermarsi a guardare se lo stiamo seguendo, o se scoraggiati non ci siamo fermati dietro qualche curva ad aspettare che la nebbia si sollevi un po'. Di fronte a tanta "indifferenza" dell'autore, non poche volte, mi sono chiesta tra l'arrabbiato ed il rassegnato "Chi me lo fa fare ad impelagarmi ogni volta in queste letture, quando ci sono tanti libri più facili da leggere?". Eh già, chi ce lo fa fare a leggere i libri di Faulkner con quello stile che definire ostico è già fargli un complimento? Forse il fatto che quando si arriva alla fine del sentiero (libro) e la nebbia scompare si resta meravigliati da ciò che abbiamo raggiunto, si riesce finalmente a cogliere tutta la storia, i sottintesi, le sfumature, e si resta, ogni volta, affascinati da ciò che Faulkner è riuscito a dipanarci sotto gli occhi, mentre noi, poveri lettori, arrancavamo affannati dietro di lui: storie mai banali, o scontate, descrizioni poetiche e forti. Quello stesso stile non ci sembra più solo qualcosa di ostico, riuscendo a coglierne finalmente tutto il valore, ed apprezzarne l'arricchimento che ci lascia. Infatti quando si finisce un libro di Faulkner si è sempre ansiosi di leggerne un altro, la faticaccia che abbiamo fatto non ci sembra più neppure tale, almeno fino a quando non apriamo un altro suo libro e ci ritroviamo su quel sentiero ...
Santuario è una storia forte, violenta, che fa arrabbiare per i personaggi negativi (se ne salvano davvero pochi) per il perbenismo ipocrita, per la morale convenzionale, per il senso di ingiustizia e di impotenza che comunica. A volte sembra tanto eccessivo come libro da aver voglia di chiuderlo e scaraventarlo lontano, perché non sembra una storia plausibile, poi però ci si rende conto che la realtà è talvolta ancora più assurda ed inverosimile.
Si dice che Faulkner abbia scritto questo libro solo per motivi economici, per riuscire a ristrutturare la sua casa, potrebbe anche essere, comunque sia a guadagnarci è stata senz'altro la Letteratura.