Il buon Giovanni Boccaccio, noto a tutti per il suo Decameron, in vino veritas ha scritto anche altre opere più o meno interessanti.
Una di queste, che a mio avviso merita di essere letta, è il Trattatello in laude di Dante, la prima biografia in lingua volgare di un poeta 'contemporaneo', nonché il primo scritto di difesa e di teoria della poesia in lingua volgare.
Boccaccio nutre un vero culto nei confronti di Dante, tant'è che tra il 1342 e il 1343 scrive un poema allegorico in terzine di endecasillabi, l'Amorosa Visione, in omaggio a Dante non solo per la forma, uguale alla Commedia, ma anche perchè nel IV canto il protagonista, in compagnia di una donna che gli fa da guida, entra in una sala di un palazzo adornata di ritratti che rappresentano la Filosofia, le arti liberali e poeti e filosofi dell'Antichità, ultimo di questi è, indovinate un po', Dante, il continuatore, per Boccaccio, della poesia antica, colui che ha fatto rinascere le Muse, il primo poeta moderno, fondatore di una nuova tradizione in volgare. Nel Trattatello, scritto tra 1351 e 1353, l'autore di Certaldo, vuole proprio mostrare ai posteri la potenza del volgare e la grandezza dell'autore della Commedia. Dante viene elogiato per la dimensione letteraria, ma non per l'uomo. La vita del letterato dovrebbe essere solitaria e contemplativa e Dante in questo è stato ostacolato dall'amore, dal matrimonio e dall'attività politica.
Insomma, Boccaccio dipinge la vita di Dante in un modo, a mio avviso, geniale. Talvolta di burla perfino di lui. Dante è disperato per la morte di Beatrice e i parenti pensano bene di farlo sposare, credendo di mitigare così le sue sofferenze. Boccaccio commenta questo dicendo: "Quale medico si ingegnerà di cacciare l'aguta febbre col fuoco, o il freddo col ghiaccio e la neve? (...) Non conoscono quegli la natura dell'amore, nè quanto ogni altra passione aggiunga alla sua." Lasciamo stare la non esatta verità storica di questo fatto, il matrimonio con Gemma Donati era programmato da ben prima della morte di Beatrice, e ammiriamo sia la sottile ironia, sia la veridicità e l'attualità delle sue considerazioni.
Un altro passo a mio avviso geniale è quello in cui parla della lussuria. Dante, ci dice Boccaccio, era lussurioso, sia da giovane che negli anni maturi. "Il quale vizio, come che naturale e comune e quasi necessario sia, nel vero non che commentare, ma scusare non si può degnamente. Ma chi sarà tra i mortali giusto giudice a condannarlo? Non io. Oh poca fermezza, oh bestiale appetito degli uomini, che cosa non possono le femine in noi, s'elle vogliono, che, eziandio (perfino) non volendo, possono gran cose?" Dai, è geniale!

Beh, insomma, non so per quale ragione dovrebbe saltarvi in mente di mettervi a leggere la vita di Dante , ma, nel caso, sappiate che merita! Sono solo un centinaio di pagine.