Ho vinto una sfida con me stessa portando a termine la lettura di questa pietra miliare della nostra letteratura

L'opera è notissima, nessuno di noi ha frequentato una qualunque scuola superiore senza averne letta una vasta antologia, quindi non sto a descrivervi nei dettagli gli elementi che la compongono: la "gentile brigata" dei dieci giovani, che narrano in dieci giorni cento novelle, all'interno della cornice costituita dalla peste a Firenze (1348), dalla fuga dei giovani in campagna, dalla vita scandita da intrattenimenti "cortesi" e "gentili", entro la quale trovano spazio e ragione le novelle narrate.
Segnalo, per chi volesse approfondire, la bella edizione curata da Amedeo Quondam, ricca (fin troppo!) di commenti, note, approfondimenti.

Quello che, da lettrice semplice, voglio sottolineare, è la sorpresa che ho avuto constatando quanto sia predominante, sugli altri, l'aspetto erotico, vitalistico, l'invito esplicito a "godere la vita" nei suoi aspetti di piacere; nonché il giudizio positivo espresso su coloro che, per raggiungere questo fine, gabbano coniugi sciocchi, fratacchioni ingenui e mariti grossolani.
Un incredibile inno al piacere goduto e gustato, anche -perché no? sembra dire Boccaccio- con l'inganno, il raggiro intelligente, la battuta arguta. Anche questi ultimi aspetti: l'intelligenza, l'arguzia, i costumi "cortesi" sono in cima al gradimento dell'autore. Chi ne è portatore è giustificato se raggiunge i suoi desideri, perché se ne dimostra degno.

Bello, mobilissimo, variegato, il libro non è tedioso come avrei pensato, magari solo un po' ripetitivo nei temi verso la fine.
Mi ha colpito un commento di Quondam: se un Tedesco o un Francese vogliono leggere un testo letterario appartenente alla loro area linguistica di settecento anni fa, possono farlo solo in traduzione. Noi Italiani ancora possiamo leggere il Decameron e comprenderlo. Mi è sembrato un regalo meraviglioso, da parte della Storia, fatto a noi.